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Andamento del servizio idrico e gestione della domanda nel periodo di maggiore affluenza nei territori della Val di Cornia e dell’Elba - ASA

In questi giorni, abbiamo seguito con attenzione il dibattito e le comprensibili contestazioni sulla tenuta del servizio idrico in Val di Cornia durante il periodo di Ferragosto.

Come ASA, riteniamo doveroso fare chiarezza con un’analisi tecnica e trasparente. Vogliamo condividere dati puntuali per comprendere le cause delle criticità e illustrare gli interventi strutturali che stiamo portando avanti.

Il primo dato di fatto da cui partire riguarda il rientro dell’emergenza dal pomeriggio del 14 agosto, infatti, il servizio è ritornato alla piena normalità e non si sono più registrati reclami legati ai disservizi dei giorni precedenti.

Le cause dell’emergenza e le azioni di Asa

Le cause dell’emergenza che si è verificata sono riconducibili a diversi fattori, a partire dalle condizioni climatiche e ambientali. Le giornate più problematiche sono state il 6 e il 7 agosto, quando nel Comune di San Vincenzo si sono registrate circa 320 segnalazioni. Tra l’11 e il 13 agosto è stato inoltre necessario attuare un limitato razionamento nelle ore pomeridiane e notturne, durante il quale si sono registrate circa 30 segnalazioni al giorno. I dati confermano che, all’inizio di agosto, si sono verificati sette giorni consecutivi caratterizzati da condizioni di caldo estremo, da “bollino rosso”, dopo un mese di luglio che, in Toscana, è risultato il più caldo mai registrato dal 1955. Le temperature medie elevate prolungate nel tempo e una persistente siccità hanno infatti ridotto le disponibilità idriche in falda, innescando un incremento eccezionale dei consumi. Soprattutto lungo la costa e nelle località a maggiore affluenza turistica, si è registrato un aumento dei consumi del 10% superiori rispetto al già elevato livello del 2025. Il contesto climatico nel quale si sono verificati i disagi è stato particolarmente severo. A questi si aggiungono i fattori antropici e turistici: la maggiore e continuata presenza turistica e un conseguente aumento del consumo pro capite dovuto al caldo estremo, insieme alla riduzione delle disponibilità e al peggioramento qualitativo dei pozzi privati, hanno spinto campeggi e attività ricettive a un maggior prelievo dall’acquedotto pubblico. Infine, hanno pesato alcune problematiche strutturali private, come la presenza a Piombino di utenze situate ai piani alti di condomini privi di autoclave o dotati di cassoni di accumulo posizionati anche all’ottavo piano. Si tratta di una condizione locale in cui, per servire pochi privati sprovvisti di idonei impianti di rilancio, si è dovuto mantenere pressioni stradali elevatissime, aumentando il rischio di dispersioni. “Per fronteggiare l’emergenza e garantire la continuità del servizio, l’azienda – dichiara il Direttore Lob del Servizio Idrico Integrato e Gas, Mirco Brilli – ha messo in campo diverse misure strutturali e operative. Anzitutto, un lavoro capillare e incessante, 24 ore su 24, dei tecnici ASA ha permesso di riportare il servizio alla normalità già dal pomeriggio del 14 agosto. Parallelamente – prosegue il Direttore – si è intervenuti sulla riparazione e sulla ricerca delle perdite, dedicando particolare attenzione sia alla tempestiva risoluzione delle fughe visibili sia all’individuazione di quelle occulte. Ogni criticità è stata affrontata e risolta nel più breve tempo possibile. Il tutto garantendo sempre adeguate pressioni di consegna: nei punti di consegna a quota strada, anche nei periodi più critici, ASA ha infatti assicurato pressioni elevate, superiori di diverse volte rispetto alla pressione minima prevista contrattualmente”.

Alcune criticità strutturali

A fronte di questa sintetica ricostruzione rispetto all’emergenza appena trascorsa, per parlare della gestione della risorsa idrica in Val di Cornia è necessario partire dalle straordinarie criticità di questo territorio. Criticità in piccola parte naturali, presenza di boro ed arsenico nelle falde, ma soprattutto antropiche. Il tessuto economico del territorio, come noto, si è basato per decine di anni sull’industria dell’acciaio – che necessita di grandissime quantità di acqua – e su un’agricoltura molto idroesigente. Se si aggiunge che da ormai trent’anni l’equilibrio idrico dell’isola d’Elba dipende in via principale dall’acqua della Val di Cornia – circa 4 milioni di metri cubi all’anno – è facile capire le ragioni per le quali la falda ha subito un impoverimento molto severo che nel tempo ha determinato il noto fenomeno della intrusione del cuneo salino con la conseguente significativa riduzione qualitativa e quantitativa della risorsa disponibile.

Un’eredità pesante contrastata con un consistente piano di investimenti strutturali

A fronte di questa situazione, ASA ha realizzato e sta programmando investimenti di grande rilevanza, sia sotto il profilo infrastrutturale sia sotto quello economico, proporzionalmente ben superiori a quelli effettuati in altri territori. “Tra gli interventi già realizzati – sottolinea l’Amministratore Delegato, Valter Cammelli – rientrano, a titolo esemplificativo, il rinnovo delle centrali, importanti opere di manutenzione, la distrettualizzazione delle reti e la realizzazione di impianti di potabilizzazione per la riduzione della presenza di boro e arsenico e, soprattutto, il dissalatore dell’Elba. Quest’ultimo, attualmente in fase di ultimazione, merita particolare attenzione perché rappresenterà un passo decisivo per rafforzare la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti idrici, con benefici già a partire dalla prossima stagione”.

Il dissalatore produrrà infatti due effetti fondamentali. Il primo sarà immediato: metterà a disposizione dell’Elba e della Val di Cornia circa 2,5 milioni di metri cubi di acqua aggiuntiva. Un quantitativo particolarmente significativo se si considera che oggi, per garantire l’approvvigionamento dell’Isola, vengono trasferiti dalla Val di Cornia verso l’Elba circa 4 milioni di metri cubi di acqua.

Il secondo beneficio, destinato a produrre effetti soprattutto nel tempo, riguarderà invece il periodo invernale, quando la domanda idrica dell’isola si riduce sensibilmente. In questa fase, la disponibilità del dissalatore consentirà di ridurre in maniera significativa la quantità di acqua prelevata dalla Val di Cornia e trasferita verso l’Elba.

Si potrà così finalmente invertire la tendenza nell’utilizzo della falda della Val di Cornia, riducendo la pressione su una risorsa che da anni è sottoposta a un emungimento particolarmente intenso e consentendole progressivamente di recuperare e “riposare”. Il dissalatore non rappresenterà quindi soltanto una nuova fonte di approvvigionamento per l’Elba, ma anche uno strumento fondamentale per una gestione più equilibrata e sostenibile della risorsa idrica dell’intero territorio.

“Con ASA abbiamo programmato razionalmente le opere sul territorio – sostiene Alessandro Mazzei, direttore dell’Autorità Idrica Toscana -, e il dissalatore dell’Elba è strategico per ridurre i disagi sull’isola e sul continente. Il cambiamento climatico ci pone di fronte a grandi sfide, ma il sistema idrico resiste. Serve l’aiuto di tutti nel consumare meno acqua e adeguare gli impianti privati. Stiamo anche progettando nuove opere per migliorare ancora le reti e il servizio a residenti e turisti”.

Altri investimenti in via di pianificazione

Come anticipato, ASA sta operando sul campo con turni attivi 24 ore su 24 e ha previsto per il 2026 un piano di investimenti pari a 60 milioni di euro. Si tratta di un impegno che si inserisce in un programma di investimenti complessivo che, nell’arco di 15 anni (2016-2031), prevede oltre mezzo miliardo di euro.

Tuttavia, per mettere in sicurezza definitiva il territorio occorrono investimenti imponenti. A tal fine, ASA ha candidato a bandi nazionali diversi progetti strategici, a partire dal dissalatore di Piombino, un’infrastruttura da 200 milioni di euro cruciale per l’autonomia idrica. A questo si aggiungono i piani di distrettualizzazione e sostituzione condotte per decine di milioni, complementari ai fondi PNRR, oltre al potenziamento del recupero delle acque reflue in uscita dai depuratori per circa 4,5 milioni di euro.

L’esito di questi bandi non è però certo. Per garantire la continuità e l’incremento delle attività manutentive – impiegando più squadre e più imprese sul territorio – è indispensabile un confronto costruttivo in vista della revisione biennale delle tariffe che l’Assemblea dei Sindaci sarà chiamata ad approvare entro fine anno. È in quella sede che si definiranno le risorse reali per sostenere lo sviluppo infrastrutturale.

“Affrontare una sfida complessa come la gestione della risorsa idrica- dichiara il Presidente del Consiglio di Gestione, Stefano Taddia – richiede un percorso condiviso e un dialogo costante tra gestore, istituzioni e cittadini. 

ASA conferma il massimo impegno operativo sul campo e rinnova la propria disponibilità a lavorare insieme agli enti locali, con l’obiettivo comune di programmare gli interventi necessari per rispondere al meglio alle future sfide climatiche del territorio”.