Alex Sorokin, Interenergy
Per conto ASA di Livorno la nostra società sta
verificando le opportunità offerte dalla tecnologia
dell’idrogeno per sostanzialmente 2 tipologie
di interventi:
1. la fornitura di energia e servizi a piccole comunità
remote, al fine di raggiungere l’autosufficienza,
utilizzando l’energia eolica ed impianti di elettrolisi
per la produzione di idrogeno come sistema di accumulo
energetico, come appena presentato dal mio predecessore.
2. la produzione e vendita, attraverso della rete del
metano, di idrogeno prodotto sfruttando l’energia
eolico.
La mia presentazione potrebbe sembrare in conflitto
con quello che avete appena sentito dal mio predecessore.
Vedrete invece alla fine del mio intervento che le nostre
presentazioni non sono affatto in conflitto.
Prima di tutto occorre chiarire un concetto fondamentale:
l’idrogeno non è una fonte energetica,
bensì un vettore che consente di accumulare e
trasportare energia. E’ un prodotto energetico
destinato al consumo finale. Pertanto l’idrogeno
non sostituisce né le fonti fossili, né
quelle rinnovabili, e non risolve i problemi legati
all’approvvigionamento energetico nel mondo e
neppure dell’effetto serra.
L’idrogeno è pulito nell’uso finale
ma nello stesso modo come l’elettricità,
il suo principale vettore concorrente. E come l’elettricità
sposta soltanto il problema. L’idrogeno deve essere
prodotto da impianti di produzione, e da materie prime
energetiche che generalmente pulite non sono.
L’idrogeno è oggi prodotto tramite steam
reforming dal metano, oppure attraverso l’elettrolisi
dell’acqua. Sono questi i due principali processi
produttivi oggi in uso. Però bisogna avere chiaro
in mente che la quantità di energia consumata
per produrre l’idrogeno è sempre maggiore,
è di molto, rispetto a quella che si ricava al
momento dell’utilizzo dello stesso idrogeno.
Il grafico colloca l’idrogeno nel contesto del
mercato energetico in generale. Si divide in 3 colonne
verticali: a sinistra le fonti energetiche, al centro
i vettori fra cui l’idrogeno ed a destra gli usi
finali dell’energia. Le fonti fossili sono il
carbone, petrolio, gas metano. Segue il nucleare e le
fonti rinnovabili che comprendono l’energia solare,
l’eolico, l’idroelettrico, la biomassa e
la geotermia.
Tutte queste fonti sono sottoposte a trasformazioni
di vario tipo, nelle centrali termoelettriche, nelle
raffinerie etc. I prodotti della prima trasformazione
sono i vettori energetici che noi conosciamo ed acquistiamo
come consumatori finali. Comprendono i prodotti petroliferi
come la benzina, il gasolio, oppure lo stesso gas metano
che, unico caso, è sia fonte che vettore, ed
infine l’elettricità.
In mezzo vi è anche l’idrogeno, che occupa
una posizione particolare: da una parte l’idrogeno
compete con i suoi 2 principali concorrenti: il gas
metano, e l’elettricità. Dall’altra
l’idrogeno è prodotto a partire proprio
da queste due materie prime suoi principali concorrenti,
ovvero dall’elettricità necessaria per
far funzionare l’elettrolisi dell’acqua
oppure, nel caso dello steam reforming, dal gas metano.
Per questo motivo l’approvvigionamento energetico
attraverso l’idrogeno comporta ulteriori trasformazioni
aggiuntive rispetto alle altre due vie dirette (gas
metano oppure elettricità), che penalizza non
poco il ciclo dell’idrogeno.
A questo punto la domanda è: a cosa serve l’idrogeno?
– E’ un vettore che consente di accumulare
e trasportare energia e soprattutto, come già
detto, consente di spostare l’inquinamento dai
luoghi di consumo verso gli impianti di produzione dell’idrogeno.
Inoltre, l’idrogeno permette di valorizzare meglio
l’energia eolica e solare immagazzinando le eccedenze
che altrimenti andrebbero perse.
Quali sono invece i problemi dell’idrogeno: prima
di tutto la sua bassa densità energetica. L’idrogeno
occupa molto spazio. Pertanto, per immagazzinare l’idrogeno
si può scegliere fra tre strade diverse:
1. La compressione ad alta pressione a 200-700 atmosfere:
si tratta di pressioni molto elevate. In questo caso,
per portare l’idrogeno ad una pressione di 250
atmosfere occorre consumare circa il 10 % del suo contenuto
energetico.
2. La seconda scelta è quella della liquefazione:
avviene in impianti criogenici a meno 250°C gradi
centigradi. In questo caso, per portare l’idrogeno
a quelle temperature così basse (vicino allo
zero assoluto) occorre consumare il 30 % del suo contenuto
energetico,
3. La terza opzione sono i serbatoi ad idruri metallici,
in grado di assorbire e restituire l’idrogeno
come una “spugna”. Sono in corso varie ricerche
per sviluppare nuovi materiali con caratteristiche simili
e possibilmente migliori, ma al momento soltanto gli
idruri metallici sono usati su scala commerciale ed
industriale, come per esempio sui sottomarini. Per le
altre tecnologie dobbiamo ancora attendere i risultati
delle ricerche in corso.
La seconda tipologia di problemi dell’idrogeno
deriva dal suo rendimento energetico, che purtroppo,
per il ciclo complessivo dell’idrogeno, è
piuttosto basso: Se partiamo da energia elettrica con
l’intento di ritornare all’energia elettrica,
come facciamo con una comunissima batteria da automobile,
oppure per un qualsiasi elettrodomestico portatile,
dobbiamo tenere presente che, nel fornire lo stesso
servizio, l’idrogeno è sottoposto a tre
passaggi di trasformazioni:
o Produzione tramite un elettrolizzatore, con un rendimento
tipico di circa 50-60 %.
o L’accumulo criogenico di idrogeno ha invece
un rendimento del 70 %, dovuto alla perdita del 30 %
di energia durante il raffreddamento a meno 250°C.
o Infine la ri-trasformazione in energia elettrica attraverso
una cella combustibile, la migliore tecnologia che abbiamo
in questo momento, presenta rendimento del 50 %.
Fatte le dovute moltiplicazioni di questi tre rendimenti
in serie si arriva ad un rendimento complessivo del
ciclo di circa il 20-25 %. Purtroppo lungo la strada
del ciclo ad idrogeno si perde il 70?80 % dell’energia
impiegata inizialmente.
Prima abbiamo sentito delle applicazioni non energetiche
dell’idrogeno ma il mio intervento si focalizza
su quelle energetiche. Pertanto tenendo conto dei limiti
già illustrati, oggi le migliori applicazioni
energetiche dell’idrogeno sono sostanzialmente
due:
1. Nei trasporti, nei veicoli su gomma, che ovviamente
diventano puliti,
2. Ovunque esistono eccedenze di energia da fonti rinnovabili.
L’esempio classico è quello dell’Islanda,
che dispone di grandi disponibilità di energia
geotermica. Pertanto l’Islanda si può permettere
di disperdere energia usando un vettore non particolarmente
efficiente.
A questo punto introduciamo un nuovo tema: Le Isole
minori italiane – Vi presento i risultati di uno
studio fatto nel ‘96 per conto dell’ENEL,
e che ha raccolto le statistiche di tutti gli impianti
energetici presenti sulle isole minori nel Mediterraneo
compreso quelle italiane. Il grafico che vedete presenta,
sull’asse verticale, la capacità dei generatori
diesel installati su ogni isola, rapportata al numero
di abitanti, ovvero pro capite espressa cioè
in kW/abitante. L’asse orizzontale riporta invece
il numero di abitanti di ogni isola, e dà la
misura di quanto è grande l’isola. In fondo
sulla destra vedete per confronto la media nazionale
italiana. Mediamente in Italia (sul continente) il parco
nazionale di centrali elettriche ha una potenza elettrica
installata di circa 1,2 kW/abitante.
Vi ricorderete che, durante i black-out di quest’anno,
si parlava di 70-75.000 MW di potenza elettrica installata
in Italia. – Se dividiamo questo dato per la popolazione
italiana di circa 60 milioni di abitanti, arriviamo
allo stesso valore pro capite riportato in questo grafico.
Pertanto nel confronto con la media nazionale, le potenze
installate sulle isole risultano piuttosto alte. In
alcuni casi, come sull’isola di Vulcano, si arriva
addirittura ad una potenza di generazione elettrica
10 volte superiore alla media nazionale. E questo nonostante
il fatto che non esistono industrie sulle isole. - Anzi,
il grafico evidenzia una precisa correlazione fra potenza
installata pro capite e dimensione dell’isola:
più è piccola l’isola, più
è sovradimensionato il sistema energetico.
Lo stesso fenomeno si ripresenta prendendo in esame
il consumo di energia elettrica, espresso in kWh/giorno
consumate mediamente da ogni abitante. Anche qui, per
confronto sono riportate due linee orizzontali, che
esprimono la media nazionale (sul continente). I soli
usi residenziali dell’energia elettrica in Italia
(continentale) ammontano mediamente a circa 2,5 kWh/abitante
al giorno mentre, se prendiamo tutti i consumi elettrici
nazionali, compresa industria, terziario, civile ecc.
arriviamo ad un valore medio leggermente superiore a
10 kWh/abitante al giorno. Ed anche qui emerge chiaramente
che molte delle isole minori italiano presentano consumi
elettrici piuttosto elevati rispetto alla media nazionale.
Il seguente grafico aiuta a trovare una spiegazione
per gli elevati consumi elettrici sulle isole. Presenta
il bilancio energetico per Salina, un’isola siciliana
nell’arcipelago delle Eolie. In particolare si
tratta del bilancio energetico di Leni, uno dei Comuni
sull’isola di Salina. A sinistra vedete che per
Leni le importazioni di fonte primaria sull’isola
ammontano a 420 tep (tonnellate equivalenti di petrolio)
ogni anno. Di questi la parte prevalente pari a 374
tep è rappresentata dal gasolio consumato dalla
centrale elettrica diesel, mentre il GPL (gas petrolio
liquefatto) consumato a Leni per gli usi termici come
riscaldamento, cucina, acqua calda ecc. ammonta a soli
46 tep l’anno. Il grafico evidenzia che, a partire
da tutto il gasolio importato sull’isola per alimentare
la centrale diesel, solo il 38 % viene trasformato in
energia elettrica utile. Di questa energia elettrica
utile, la maggior parte viene consumata nel settore
residenziale, mentre quantità modeste sono consumate
da qualche piccola industria locale, alberghi, bar,
ristoranti, commercio ecc.
Tutto il resto dell’energia consumata dalla centrale,
ovvero 238 tep pari al 57 % di tutte l’energia
importata sull’isola va perso nell’ambiente,
ovvero finisce per riscaldare il mare attraverso il
circuito di raffreddamento dei motori diesel della centrale
elettrica.
Il seguente grafico presenta il bilancio energetico
nazionale italiano. Se fate il confronto fra i due bilanci,
vedete che, nel caso nazionale, il nodo elettrico è
di dimensioni molto più modesto, meno impattante
rispetto allo stesso nodo elettrico sull’isola
di Salina. Abbiamo scoperto che più o meno tutte
le isole minori italiane, ed anche quelle greche, quelle
jugoslave etc. presentano bilanci energetici simili.
Praticamente tutte le piccole isole nel Mediterraneo,
se sono elettrificate, presentano un uso sproporzionato
dell’energia elettrica, che viene impiegata per
qualsiasi uso, anche molto irrazionale come quello del
riscaldamento ambientale, per produrre acqua calda e
per qualsiasi altra cosa.
Il motivo per questo uso decisamente irrazionale dell’energia
elettrica risiede nel fatto che la tariffa elettrica
applicata sulle isole è la stessa che paghiamo
anche noi qui sul continente. La tariffa pagata dai
consumatori sulle isole non riflette il costo reale
dell’energia elettrica sull’isola, bensì
è sovvenzionata dalla Cassa Conguagli.
Quali sono i costi reali dell’energia elettrica
sulle isole minori italiane? – Il seguente grafico
riporta in verticale sulla sinistra il costo della kWh
espressa in ECU/kWh (a suo tempo si ragionava in ECU,
ma sbagliamo poco nel considerare il dato uguale all’attuale
Euro). I costi complessivi si compongono di due componenti,
ovvero dagli introiti provenienti dalle bollette elettriche
pagate dai consumatori isolani (riportati in basso come
una specie di “zoccolo duro”) e dal contributo
della “Cassa Conguagli” che, nel coprire
la differenza fra gli introiti dalle bollette ed il
costo reale della kWh, costituisce la parte maggiore.
Il grafico evidenzia che i costi complessivi dell’energia
elettrica sulle isole minori italiane variano fra circa
0,30 Euro/kWh sulle isole maggiori (Lipari, Pantelleria
etc) e quasi 0,70 Euro/kWh sulle isole più piccole
come per esempio Levanzo (Sicilia - isole Egadi).
Per quanto riguarda le isole toscane, il Giglio presenta
un costo dell’energia elettrica di circa 0,37
Euro/kWh, e presumo che Capraia si troverà intorno
a 0,50?0,55 Euro/kWh.
Abbiamo ipotizzato una soluzione sostenibile per il
sistema energetico di una delle isole della Toscana,
precisamente per Capraia. – Il trasparente illustra
i dati di partenza per la nostra ipotesi di dimensionamento
(da verificare). La popolazione residente a Capraia
ci risulta pari a 260 abitanti ed il numero delle famiglie
è 110.
I consumi elettrici sono circa 1900 MWh/anno, mentre
i consumi idrici ammontano a circa 40.000 metri cubi
all’anno, ovvero 400 litri/giorno per ogni abitante
residente. Non conosciamo i consumi termici (per riscaldamento,
acqua calda, cucina) della popolazione, ma stimiamo
circa 100 tep/anno. Ipotizziamo per il minibus, che
collega l’abitato con il porto, circa 20 viaggi
al giorno, per mezzo km di distanza, pari ad un totale
di 3500 km/anno di percorrenza.
Sulla base di questi dati abbiamo ipotizzato una soluzione
per Capraia riportata sul seguente trasparente intitolato
“proposta per l’autosufficienza idrica ed
energetica per l’isola di Capraia”. Conclusione:
Per realizzare l’autosufficienza basterebbero
3 aerogeneratori commerciali da 900 kW ciascuno, per
un totale di 2700 kW di potenza.
Però non basta installare degli aerogeneratori.
Occorre abbinarli ad altri interventi per assicurare
la stabilità ed il corretto funzionamento della
rete elettrica. Prevediamo di installare, in aggiunta
alle turbine eoliche, un parco batterie elettriche per
l’accumulo di breve durata (per qualche ora),
un dissalatore acqua di mare ad osmosi inversa per la
produzione di acqua potabile, ed una serie di elettrolizzatori
per la produzione di idrogeno.
L’idrogeno, oltre a servire come accumulo energetico,
potrebbe essere distribuito, attraverso una rete di
tubazioni, alle utenze locali. per il riscaldamento
delle case, per gli usi in cucina, per l’acqua
calda etc. utilizzando normali caldaie a gas cambiando
gli ugelli con quelli adatti per l’idrogeno. Infine
l’idrogeno potrebbe essere usato come carburante
da un minibus ad idrogeno per il trasporto persone fra
l’abitato ed il porto.
Tutto questo potrebbe funzionare in modo da rendere
l’isola autosufficiente dal punto di vista energetico
ed idrico. La produzione dei generatori eolici ammonterebbe
a circa 5.000 MWh/anno. Considerando i consumi elettrici
dell’isola pari a meno di 2.000 MWh/anno, il sistema
eolico cosi sovradimensionato produrrebbe un 60 % di
energia eolica in eccesso. Con queste eccedenze di energia
eolica Capraia potrebbe diventare autosufficiente per
quanto riguarda l’energia elettrica, calore ed
acqua.
In relazione al fabbisogno elettrico, il sistema coprirebbe
quasi il 100 % della domanda. Non dico 100 % in quanto
le punte della domanda elettrica, in estate, non potranno
essere coperte completamente dal sistema proposto. Una
piccola parte dell’energia dovrà comunque
essere fornita, in estate, dalla centrale diesel.
Il fabbisogno di acqua potabile potrebbe essere coperto
al 100 % dal dissalatore ad osmosi inversa gestito in
modo da consumare preferibilmente le eccedenze di energia
eolica.
Il fabbisogno di idrogeno del mini bus, ed il fabbisogno
di calore dei residenti potrebbe essere coperto al 60
% circa. Ma si potrebbe migliorare questo risultato
prevedendo per esempio dei recuperi termici. Ricorderete
che gli elettrolizzatori hanno 50-60 % di rendimento.
Né consegue che producono 40 % di perdite sotto
forma di calore refluo asportato dal sistema di raffreddamento.
Se si riuscissi a recuperare questo calore ed inviarlo
verso qualche forma di utilizzo (per esempio riscaldamento
delle case) sarebbe tutto guadagnato.
La foto che vedete l’abbiamo scattata questa
estate a Macinaggio, un paese in Corsica vicino a Cap
Corse, non lontano dalla stessa Capraia. In cima alla
montagna si vedono 11 aerogeneratori. Nella seconda
foto, sopra la montagna ci sono 9 aerogeneratori, e
che danno un’idea dell’impatto visivo delle
turbine eoliche installate sulla montagna in luoghi
di villeggiatura al mare.
Il seguente grafico presenta una sintesi di quello che
sta succedendo nel mondo dell’eolico. Attualmente
la Germania copre il 5 % del proprio fabbisogno elettrico
dal vento, e nel contempo il settore eolico occupa 40.000
addetti in Germania, cioè metà della FIAT
in Italia. In Spagna l’eolico copre il 4 % del
fabbisogno elettrico e il settore occupa 13.000 occupati.
Abbiamo già sentito che in Danimarca il 20 %
del fabbisogno elettrico è coperto dal vento.
A livello mondiale l’elettricità generata
dal vento rappresenta un giro d’affari pari a
6 miliardi di Dollari USA.
Allora qual è il problema, per quale motivo
in Italia si installano così pochi impianti eolici?
– Spesso si dice che i costi sono ancora elevati.
- Secondo me non è vero, e soprattutto non è
vero ovunque. I costi delle soluzioni qui proposte per
le isole sono probabilmente meno costose dell’approvvigionamento
idrico, elettrico e termico attualmente in uso. Con
l’applicazione di queste nuove tecnologie, per
l’economia nazionale si otterrebbe un risparmio
economico. –
E’ vero - Ci sono i vincoli paesaggistici, e c’è
il sistema della cassa conguagli. – Noi tutti
consumatori contribuiamo a pagare i costi elevati dell’energia
da diesel sulle isole. Il meccanismo di sussidio della
Cassa Conguagli funziona in modo da ripianare la differenza
fra costi di produzione elevati e l’ammontare
delle bollette pagate dai consumatori isolani. Però,
impostato in questo modo il meccanismo blocca l’innovazione
tecnologica e l’introduzione di nuove tecnologie.
L’operatore locale non ha interesse nell’applicare
le nuove tecnologie perché lui comunque copre
i suoi costi con il contributo della Cassa Conguagli.
L’altro ostacolo che abbiamo di fronte è
di tipo generale: sottovalutazione dell’importanza
strategica delle tecnologie ad emissioni zero. - Il
potenziale di replica sulle altre isole del Mediterraneo,
nell’area del Maghreb, e nei paesi in via di sviluppo
è già stato già menzionato da altri
relatori. Se colto questo potenziale stimolerebbe l’innovazione
tecnologica, l’occupazione, e l’export per
le industrie italiane. Purtroppo il mondo politico italiano
tende a farsi consigliare soprattutto dagli operatori
dell’energia convenzionale, ENI, ENEL ecc. e senza
interpellare quelli del settore delle fonti rinnovabili
e dell’uso razionale dell’energia. Traspare
una diffusa incapacità di vedere oltre l’orizzonte
del presente immediato, di progettare il futuro dell’economia
nazionale e di sviluppare una strategia industriale
a lungo termine, capace di cogliere le opportunità
occupazionali, e di sviluppo sostenibile offerte dalle
nuove tecnologie del sole, dell’acqua e del vento.
- Vi ringrazio per l’attenzione.
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