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  Organizzazione:
ASA SpA
Area Marketing Strategico Istituzionale
Provincia di Livorno
Area Programmazione
Formato WordFormato PDF

Enzo Raspolli, ASA S.p.A.

Grazie. Volevo iniziare con una provocazione rammentandovi quella che ormai è una brutta abitudine: durante il funerali delle persone importanti, all’uscita dalla chiesa si applaude alla salma. E’ come parlare di eolico: tutti applaudono, nel senso che nessuno è contrario all’energia eolica, ma a me fa venire un po' in mente questa situazione di maleducazione. Purtroppo talvolta c’è da pensare che dietro a questo applauso generale all’eolico ci sia poi sostanzialmente un affossamento di questa forma di energia. Lo dico perché l’Italia in questi ultimi 3 anni avrebbe dovuto ridurre del 6% le emissioni di gas serra, ed invece le ha aumentate del 6%. E mentre in molti paesi dell’Europa le energie rinnovabili conquistano quote sempre maggiori della produzione energetica nazionale, in Italia siamo fermi al palo. L’unico impianto eolico toscano di Montemignaio, in Provincia di Arezzo, in questi anni è rimasto senza fratelli e forse ha avuto la fortuna di essere nato prima delle leggi e delle norme che si propongono di sviluppare i siti eolici.
Monte Mignaio è nato per il coraggio di un Sindaco, e per ora è il solo impianto esistente in Toscana.
Noi, per esempio, abbiamo in queste ultime settimane studiato un problema molto serio che è relativo all’Isola di Capraia, dove stiamo installando un dissalatore di acqua per dare all’isola acqua potabile senza doverla portare con le bettoline, e ci siamo posti il problema di dove trovare l’energia elettrica per dissalare l’acqua. Abbiamo pensato alle energie rinnovabili, appunto, all’eolico. Nel frattempo però la Regione Toscana ha emesso delle linee guida per lo sviluppo dei siti eolici. Siamo andati a vedere l’Isola di Capraia è colorata di rosso e lì non è possibile al momento, o comunque non è consigliato, sviluppare siti eolici.
Quindi l’Isola di Capraia dovrà continuare a consumare 500 tonnellate di gasolio l’anno, perché abbiano bisogno di energia, anzi con il dissalatore ce ne sarà un bisogno molto maggiore, e questa energia viene ottenuta l’energia con impianti di scarsa efficienza alimentati bruciando gasolio. D’estate un’autocisterna di gasolio ogni 2 giorni per dare energia all’isola. La nostra idea, che presenteremo al Comune, è quella di rendere l’Isola di Capraia la prima isola del Mediterraneo completamente autonoma e capace di generare da se l’energia che gli serve senza inquinare.
Dobbiamo lasciar perdere questa idea ? dobbiamo perdere l’occasione per unire anche l’Italia e la Toscana a quel processo di studio sull’idrogeno, che vede la presenza convinta della Unione Europea la quale ha finanziato già un progetto analogo nell’isola di Utzira, in Norvegia e che sta finanziando un progetto analogo nelle Canarie spagnole ?
L’Italia si deve staccare da questo treno dell’alta tecnologia ? Si deve rinunciare, per esempio, per Capraia ad una idea di un turismo colto, di un turismo studentesco, di un turismo che possa vedere la realizzazione del connubio tra il massimo della tecnologia ed il massimo della natura ?

La natura conservata grazie alla tecnologia, non offesa come succede di solito, e, d’altra parte, la tecnologia che si insedia in siti delicatissimi come il parco naturale dell’arcipelago toscano.
Ma è più consono all’idea di parco naturale quella di un generatore (perché si sta parlando di un generatore) o quella di 500 tonnellate di petrolio bruciate all’anno? Noi non ci arrendiamo al conformismo di quanti vedono nell’eolico il male assoluto. L’eolico è certo un modo di produrre energia che è pulito, che deve essere discusso, ma che non può essere rifiutato a priori, deve essere localizzato con intelligenza ma dei mali assoluti ne abbiamo anche troppi in questo periodo. Quindi noi non rinunciamo, e chiederemo al Comune di Capraia di autorizzarci a studiare ancora.
Domani lavoriamo insieme all’Università di Roma per progetti di idrogeno da eolico diffuso. Nel pomeriggio il Professore Sorokin vi spiegherà bene questi progetti che combinano la generazione pulita di energia alla conservazione dell’energia attraverso l’idrogeno.
A Livorno abbiamo anche la fortuna di avere ditte che producono e che lavorano nel settore di avanguardia della produzione dell’idrogeno e dell’ossigeno, quindi non vogliamo rinunciare a questo ruolo. Noi abbiamo lavorato in questi mesi per una idea che non è quella meramente burocratica ed autorizzativi.
Le linee guida della Regione ci sono, vogliamo rispettarle, però non possiamo pensare che siano lo strumento per negare quello che la Regione stessa invece ha affermato e cioè installazione di 300 megawatt di eolico in Toscana entro il 2010. Questa è la volontà politica espressa dal Consiglio Regionale e non potranno certo essere normative che portano il titolo di “sviluppo dell’eolico” a dover determinare invece un fallimento dell’obiettivo.
Ho ascoltato con piacere il Presidente della Provincia che dice che i PTC provinciali sono strumenti di programmazione e non di impedimento. Ne prendo atto con favore: stiamo lavorando per esempio con la Provincia di Grosseto per il progetto di eolico diffuso di cui parlerà Partesotti, e cioè di un eolico di basso impatto visivo che possa di nuovo coniugare la Maremma con il vento, visto che c’è una lunga tradizione con le Pompe Vivarelli che hanno fatto conoscere la Maremma anche nei film western, perché li si ritrovano. Speriamo anche che le Province ed i Comuni quindi interpretino i loro strumenti urbanistici e di programmazione nel senso della individuazione di nuovi impianti eolici e non nel senso della proibizione di nuovi impianti eolici. Questo serve per avere un risultato.
Noi abbiamo lavorato in questi anni con una idea fondamentale, quella che abbiamo definito “conoscere per decidere”.
Abbiamo esaminato il territorio di tutta la costa Toscana soprattutto nelle Province di Grosseto, Pisa e Livorno ed abbiamo individuato almeno 26 siti meritevoli di approfondimenti; Non è detto che tutti siano idonei all’installazione di macchine per l’eolico, ma certamente presentano caratteristiche probabili di ventosità e non ci sono emergenze naturalistiche o paesaggistiche che ne ostacolino la diffusione.
Offriamo quindi, ai Comuni che lo vogliono, una informazione, una conoscenza: la mappa delle risorse eoliche del territorio.
I Comuni di Livorno, Grosseto, di Pisa ce l’hanno espressamente richiesta, altri Comuni sono stati informati ed hanno apprezzato il nostro lavoro e si sono riservati di decidere, così come è ovvio, dalla possibilità di avere impianti eolici.
Si potrà passare poi alla verifica ed eventualmente alla progettazione.
Per alcuni Comuni siamo in fase di verifica ed i Comuni si sono dichiarati interessati ad approfondire gli studi.
Nel Comune di Livorno, per esempio, stiamo installando degli anemometri per verificare se l’intuizione di possibilità di sviluppo dell’eolico si può trasformare infine in un progetto vero e proprio. Naturalmente noi siamo un’azienda pubblica di servizio e di proprietà dei Comuni, accettiamo anche che alcuni Comuni dicano che sono ostili in via di principio allo sviluppo dell’eolico.

Così ha fatto Rosignano; non tocca a noi giudicare, noi siamo un’azienda di servizio e quindi il territorio di Rosignano non l’abbiamo preso in considerazione. Per gli altri Comuni invece forniamo queste informazioni, questi dati.
Saranno poi i Comuni a decidere se andare avanti e quanto andare avanti, fino a riservarsi il diritto ed il dovere di approvare eventuali progetti.

Ma ai Comuni abbiamo offerto e stiamo offrendo un’altra possibilità, essendo noi un’azienda pubblica.
Abbiamo studiato il modello di sviluppo di eolico in Danimarca e non dimenticate che in Danimarca l’eolico copre più del 20% del fabbisogno di energia di quel paese ed è il paese che ha per abitante la maggiore percentuale di energia da fonti rinnovabili.
In Danimarca gran parte degli impianti eolici sono di proprietà di società che vedono al proprio interno gli Enti Locali, i Lander e le altre strutture amministrative locali, le associazioni degli industriali, la piccola e media industria che rappresenta i grandi consumatori di energia ed anche una forte componente di azionariato sociale.
Questi ultimi sono cittadini che comprano le azioni di queste società e ne ricavano un beneficio in dividendi azionari, perché l’eolico rende anche soldi.
Sono, quindi, quelli danesi, impianti eolici che non si installano sul territorio, ma rendono al territorio un servizio importante, perché chi possiede gli impianti può utilizzare l’energia prodotta pagando solo il costo di trasporto e quindi riducendo fortemente la bolletta energetica.
Io mi domando, e vi domando, quanto sarebbe utile nel nostro territorio avere delle zone come quella che è stata creata in Val d’Aosta con una bolletta elettrica competitiva con quella francese o con quella tedesca, invece di dover pagare, come in Italia si paga oggi, un sovrapprezzo del 20-30%.
Questo sovrapprezzo lo pagano i cittadini e le famiglie, ma lo pagano anche le industrie.
Allora per attirare davvero nuovi investimenti, bisogna offrire anche questa infrastruttura: energia pulita, possibilmente, ma anche energia a costi decrescenti rispetto a quelli attuali.
Ebbene con l’eolico e soprattutto con questa forma di compartecipazione alla proprietà che noi vogliamo aperta al territorio, ai Comuni in primo luogo, ma anche alle aziende di quel territorio, noi crediamo di poter offrire anche questa cornice che in Italia non è mai stata offerta.
In Italia gli impianti eolici esistenti sono stati costruiti o da società che lavorano nel settore energetico oppure da multinazionali che costruiscono le macchine, e che comprano le autorizzazioni dai Comuni, pagando una provvigione che va dal 1,5 al 2% ma poi riservandosi di avere da questa concessione tutti i benefici e tutti i profitti possibili come è nella norma delle attività aziendali.
Noi proponiamo l’altra strada, quella che ci viene dall’esperienza danese e cioè di impianti eolici che non invadono il territorio, ma vanno a favorire lo sviluppo economico del territorio.
Bene, è una proposta, naturalmente nessuno è obbligato.
Abbiamo sottoscritto un accordo con Acque SpA di Pisa e l’abbiamo proposto anche ad Acquedotto Del Fiora di Grosseto, perché le 3 aziende pubbliche che gestiscono il servizio idrico integrato, insieme, possono fare a tutti i Comuni dei loro territori una offerta di questa natura e cioè, appunto, la costituzione di società miste con ampia partecipazione locale all’azionariato, compreso l’azionariato diffuso dei cittadini, per sviluppare siti eolici non contro il territorio, ma insieme al territorio.
E’ una strada che dall’altra parte vede la stretta collaborazione con i Comuni e le Province, l’informazione di tutte le fasi di sviluppo dei progetti, la richiesta di assenso da parte degli Enti Locali.
Noi non andiamo avanti se non c’è l’assenso degli Enti Locali, non solo perché lo devono dare in forma autorizzativa, ma anche nell’iter della costruzione del progetto vogliamo tenere informati gli Enti Locali di quello che stiamo costruendo.

Le accuse che ci sono state mosse, di voler fare iniziative contro gli Enti Locali, sono false: noi non abbiamo mai fatti nulla del genere, ne potremmo farlo, perché siamo un’azienda dei Comuni.
Abbiamo, laddove ci è stato chiesto, evitato addirittura di approfondire gli studi. Quindi non abbiamo da combattere contro nessuno, e soprattutto contro i nostri proprietari.
Lavoriamo invece per promuovere, come dicevo prima, una strada innovativa in Italia per l’accesso all’eolico. Qualcuno, e concludo, si è domandato anche perché noi dovremmo lavorare come ASA nel settore dell’energia.
Ebbene, spesso sono gli stessi che poi sono contrari, magari, alla privatizzazione parziale delle aziende pubbliche. Noi riteniamo che l’energia e l’acqua siano beni primari e che quindi la funzione delle aziende pubbliche ci debba essere.
Vogliamo stare sul mercato al pari degli altri, e vincere o perdere per le nostre capacità, ma senza neppure preclusione a priori.
L’ASA è un’azienda multiservizio, si interessa anche dei servizi energetici e lo facciamo alla luce del sole, con piena trasparenza e non si capisce perché non lo dovremmo fare.

Dei siti eolici individuati che sono 2 per il Comune di Livorno, 1 per il Comune di Pisa, uno in altri Comuni come Santa Luce ecc. stiamo lavorando per passare dalla fase della prima indagine che è stata positiva, alla fase della conferma tecnica della validità, dopodiché, sempre in accordo con i Comuni, proporremo la costituzione di società di scopo per realizzare gli impianti che comprendano nel modo più largo possibile le altre aziende pubbliche territoriali, e le aziende private, grandi consumatori di energia che sono interessate ad affrontare il business ma anche cittadini ed azionariato diffuso.
Vogliamo essere controllati, vogliamo essere l’azienda del territorio. Questa è la nostra proposta: però il convegno è fatto per ascoltare anche altre proposte ed altre idee.
Ed anche per illustrare i nostri progetti dell’eolico diffuso, quello intorno all’idrogeno, l’impatto dell’eolico nel paesaggio che è un problema vero e che noi vogliamo affrontare con serenità.
Vi do solo questa notizia: in molti studi che abbiamo fatto per i Comuni compreso quello di Livorno, abbiamo detto: quest’area, pur interessante dal punto di vista della ventosità, pensiamo di escluderla per questi altri motivi, perché, per esempio, ci sono boschi ad alto fusto che sconsigliano l’installazione di apparecchiature eoliche oppure per altre ragioni.
Siamo i primi ad essere rispettosi del territorio, perché qui nasciamo e qui viviamo e non possiamo pensare di offendere il territorio.
Con l’eolico vogliamo valorizzare invece il territorio e dare di questa città e di questa Provincia l’idea che è la città del vento, dell’apertura, della comunicazione con gli altri e quindi pensiamo addirittura a studiare la possibilità di installare impianti eolici anche sul porto, anche come biglietto da visita per chi viene in questa città, perché credo sia uno dei modi per leggere la nostra cultura ed il nostro territorio. Grazie.

A questo punto, prima di lasciare la parola a Partesotti che ci parlerà dell’eolico in Maremma, volevo comunicarvi che questo è l’ultimo intervento della mattinata dopodiché faremo una breve pausa per riprendere intorno alle 14,30-14,45. Prego. Partesotti ora finisce di mettere a posto le macchine elettroniche per la presentazione. Volevo solo dirvi appunto che nel pomeriggio c’è questa sessione che riguarda le nuove esperienze, le nuove frontiere di lavoro sull’idrogeno, avremo 2 contributi importanti, e il Dottor Brunori di Idroenergy di Livorno che produce macchine per la dissociazione dell’acqua per l’idrolisi dell’acqua e il Professor Alex Sorokin che è nostro collaboratore e sta lavorando su 3 ipotesi progettuali di utilizzo dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. Ora credo Partesotti sia sostanzialmente pronto.





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