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Lorenzo Partesotti, ENECO g.e.i.e.

Intanto buon giorno a tutti, cercherò di sintetizzare considerando che le relazioni che mi hanno preceduto sono state certamente molto complete; inizierei con queste due tabelle che credo utili ed indicative rispetto la crescita fortissima, con pochi paragoni in campo mondiale rispetto ai diversi settori economici (solo l’informatica e le telecomunicazioni), registrata dall’eolico in termini di potenza installata: la prima riguarda la potenza installata 1 anno fa in Europa, con 10.650 megawatt in Germania e 755 megawatt in Italia,

di seguito vediamo invece la potenza installata 6 mesi dopo, con quasi 13.000 megawatt, quindi quasi 3.000 megawatt di aumento, corrispondenti ad un + 20% circa, registrati in 6 mesi in Germania, contro il + 0,6%, pari a 45 MW dell’Italia.


Dietro questi dati e questi valori in realtà c’è il segno di una evoluzione tecnologica e di efficienza che sta cambiando tutti i parametri, come, per es., è il caso dello studio che ho direttamente realizzato 4 anni fa per il piano energetico Regionale, in cui cercavamo di definire il potenziale eolico della Toscana, allora individuato in 300 megawatt, valore che ora è tecnicamente del tutto superato per il mutare delle condizioni e dei parametri tecnici, , economici, o ambientali come quello dell’impatto sull’avifauna delle attuali tecnologie, rispetto alle emissioni, ecc..
Solamente rispetto alle condizioni economiche, fino a 4 o 5 anni fa, cioè un lasso di tempo certamente, in Italia era possibile e conveniente realizzare centrali eoliche solo con venti con medie annue superiori ai 7 metri al secondo. Ora in Germania l’evoluzione registrata con 3000 megawatt installati in soli 6 mesi è stata resa possibile dalla normativa tedesca. Essa prevede un prezzo del kilowatt certo per 10 anni di 8,2 centesimi di Euro per kilowatt ora, cioè un prezzo non elevato considerando che quello attuale in Italia (ma non sicuro nel tempo) è di oltre 10 centesimi di Euro/Kwh. Mentre la certezza di prezzo nel tempo ha consentito di garantire le banche che finanziano centrali con venti medi di soli 5 metri al secondo.
Quindi dal punto di vista tecnico ed economico la fattibilità economica delle centrali eoliche è molto cambiata e se dovessi dire qual è il potenziale eolico in Toscana o nella Provincia di Livorno rispetto allo studio del piano energetico fatto 5 anni fa, dovrei dire che i valori certamente crescono in modo esponenziale come aumentano esponenzialmente il numero di siti con venti di 6 m/s/anno rispetto a quelli con 7 m/s/anno.
Poi ci sono tutta una serie di considerazioni di carattere ambientale, sul paesaggio o l’avifauna, ma soprattutto sociale. I problemi che si sono evidenziati in Italia ed in Toscana sulla diffusione dell’eolico, e che sono stati la causa del sostanziale blocco di nuovi impianti, sono dovuti a problemi di accettazione sociale, come di incertezza da parte dei decisori pubblici, ed infine ad approcci progettuali rigidi, con proposte che ricalcano le classiche centrali eoliche che possono presentare problemi significativi soprattutto in certe aree di un territorio come quello della Toscana.
In questo quadro è certamente il “modello danese” richiamato prima il Dottor Raspolli che si adatta al nostro territorio, modello che è caratterizzato da una parte dalla realizzazione di centrali di tipo industriale con numero abbastanza elevato di generatori di grande taglia, ubicati in zone adatte a questi tipi di impianti, in zone di pianura spesso vicino a zone industriali o portuali, o altre aree invece abbastanza lontane dagli insediamenti abitativi, ma comunque in aree alcune ben selezionate, e dall’altra dalla diffusione in zone rurali e collinari, di piccolissimi impianti, cioè con spesso solo 1, 2 o 3 aerogeneratori al massimo, sparsi in questo territorio, e con taglie e dimensioni medio-piccole (altezze di 30-40 m invece dei 60-70m ). Altro elemento è poi il tipo di proprietà che “diffusa” che coinvolge gli operatori economici locali, quindi gli agricoltori, le piccole aziende locali, che spesso si uniscono in cooperative in consorzi, le Amministrazioni Pubbliche, i Comuni. Credo dunque che questo tipo di approccio, il “modello Danese” sia probabilmente quello che meglio si adatta a quello che è il territorio toscano dove ci sono aree aree industriali o di pianura già caratterizzate da pesanti infrastrutture (superstrade, elettrodotti, canali), adatte alla centrali di tipo industriale con taglie e potenza installata anche di grandi dimensioni. Consideriamo infatti come la grande dimensione degli aereogeneratori permette in realtà di minimizzare l’impatto visivo; vale l’esempio di una centrale eolica con 24 aerogeneratori da 400 kilowatt alti circa 40 metri, per complessivi 10 MW circa: ebbene questi 10 MW si potrebbero avere con solo 6 aerogeneratori (invece di 24) alti 60-70. Consideriamo poi che se le torri non sono affiancate, è difficilmente percepibile la differenza di altezza. In ogni caso è certamente meno pesante dal punto di vista della visibilità una centrale con 6 aerogeneratori rispetto ad una con 24, anche se nel primo caso le altezze sono maggiori.
Quindi nelle centrali industriali probabilmente aiuta una certa dimensione che permette di raggiungere il potenziale adatto per l’area con un numero più limitato di aerogeneratori.


Teniamo conto che la visibilità di un aerogeneratore è data soprattutto dall’altezza, quando superi i 30 metri di altezza cioè gli alberi di alto fusto, la visibilità sulla distanza di un aerogeneratore eolico, non è dato tanto dall’altezza quanto dalla dimensione del tubolare perché ad oltre 10 km di distanza, una torre da 40 o 80 m che sia, ma con diametro di 4-5 m, non si percepisce più all’occhio umano. Se io avessi per assurdo un aerogeneratore sorretto da un tubo di 20 cm di diametro e alto pure cento metri, ad 1 km di distanza non lo vedo più.
Quindi sono da privilegiare le centrali di tipo industriale dove è più opportuna una taglia maggiore perché permette di limitare il numero di aerogeneratori, considerando infine che l’eolico a differenza di qualsiasi altro impianto che produce energia elettrica in quantità industriale, dopo 25 anni si dismette a costi sostanzialmente modesti a differenza di qualunque altro impianto che produce energia elettrica in quantità industriali. Insomma, con l’eolico la modificazione del paesaggio non è irreversibile. Considerando poi gli attuali sviluppi delle tecnologie che vedono nuovi aerogeneratori con potenze intorno ai 5 MW per centrali off shore (in mare) di enormi dimensioni (come un progetto di centrale da 2.000 MW al largo della costa tedesca), quindi grandissime taglie permesse dall’utilizzo di pale in fibra di carbonio, molto più leggere e quindi con rendimenti più elevati a parità di taglia. Quello che noi abbiamo cercato quindi di studiare anche valutando i tipi di vento che ci sono nelle zone della Toscana costiera, Provincia di Livorno, Pisa, Grosseto, dove abbiamo venti tutto sommato medio bassi intorno ai 6 metri al secondo, di classe b, abbastanza costanti, che consentirebbero di studiare aerogeneratori con taglie dimezzate rispetto a quelle attuali di 60-70 metri di altezza, e quindi rimanere intorno ai 30-35 metri, cioè entro la linea dell’orizzonte rappresentata dagli alberi ad alto fusto, così da minimizzarne la visibilità
Questi aerogeneratori dovrebbero quindi avere pale adatte ai venti medio bassi, che possano però garantire produzioni adeguate grazie alle tecnologie e quindi dimensionamenti e profili adatti, e insomma garantire redditività e convenienza nonostante venti e dimensioni non elevatissimi. Ci si dovrebbe sostanzialmente attestare su turbine di circa 500-600 kilowatt di potenza una produzione di circa 1 milione di KWh, cioe 1 GWh/anno, il che significa l’energia elettrica consumata da 1500 persone.
Si tratta allora di produzioni ancora industriali che dal punto di vista ambientale permetterebbero di evitare le emissioni in atmosfera di 500-600 tonnellate l’anno di Co2 per turbina eolica.
Consideriamo infine come queste “piccole” taglie industriali, si possano “sposare” nel territorio toscano, soprattutto nella Maremma Grossetana, livornese e pisana, con la vecchia tradizione delle Pompe Vivarelli, cioè le pompe eoliche, alte tra i 15 ed i 30 metri, quindi vicine ai 30-35 da noi ipotizzati. In definitiva questo territorio e paesaggio è sempre stato modificato dall’uomo, dai mulini a vento che nel ‘700 erano numerosi sui colli livornesi e Pisani, alle Pompe Vivarelli, oppure ad Orbetello nella laguna,; un territorio ed un paesaggio che ha sempre accolto ed è stato segnato dagli impianti con cui l’uomo a cercato di utilizzare il vento.
A tutto questo non possiamo rinunciare proprio adesso che abbiamo bisogno delle tecnologie migliori dal punto di vista ambientale per ridurre le emissioni di CO2, e il vento ci permette le “emissioni 0” nella produzione di energia. Il nostro sforzo caso mai deve essere indirizzato ad inserire nel modo più appropriato ed intelligente, capendo però che il paesaggio è sempre stato modificato nei secoli, e che caso mai il problema è di realizzare un cambiamento in positivo, come lo è stato con il tipico paesaggio toscano degli ulivi e dei cipressi, che per l’appunto non è un paesaggio naturale ma è un paesaggio antropizzato; modifichiamolo quindi in positivo con turbine eoliche abbastanza armoniche ed armoniose, non messe in modo casuale e confuso ed impattante, ma in modo più studiato e con attenzione a tutti gli aspetti, come pure quello relativo all’avifauna, al rumore, ecc., ma su questi altri aspetti ci saranno altre occasioni, e concludo perché il tempo a mia disposizione è oramai passato. Grazie.

 



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