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Duccio Galletti, Banca Akros S.p.A.

Grazie, visto che la giornata è stata lunga cercherò di essere breve di non annoiare troppo. Intanto il mio intervento sarà sicuramente meno tecnico di quello precedente, e di tutti quelli precedenti, perché la finanza è in realtà un po' meno tecnica di quanto abbiamo sentito fino ad ora. Ringrazio soprattutto dell’intervento precedente perché ha posto il problema sulle risorse; poi alla fine uno degli aspetti che si è sentito più spesso nella giornata è stato quello delle risorse finanziarie per portare avanti gli investimenti. Il titolo dell’intervento parla contributi della finanza innovativa per la difesa dell’ambiente; ora; la finanza in realtà è innovativa nella misura in cui c’è la volontà da una parte di fare investimenti, c’è la possibilità di ricorrere al mercato ed ai capitali, e c’è anche una struttura legale e giuridica fiscale che permetta di strutturare determinate operazioni. La finanza si appoggia su substrato che deve esistere per questo motivo noi siamo abbastanza vietti ben colpiti dalla futura legge che dovrà entrare in vigore (perché per quanto riguarda gli strumenti finanziari) permette l’ampliamento dei prodotti che si possono offrire (come vedremo dopo). Per quanto riguarda il discorso dell’ambiente e il rapporto finanza-ambiente quello che posso dire in maniera molto poco tecnica è che la difesa dell’ambiente e la creazione di energie rinnovabili o la diffusione di energie rinnovabili porta alla necessità di investimenti, purtroppo investimenti ne sono stati fatti pochi in passato, ne occorrono molti, e gli investimenti necessari saranno anche molto grossi. Da qui la necessità di finanza che viene poi sposata con un altro “purtroppo” che è quello che le Amministrazioni Locali hanno sempre meno risorse da poter dedicare a questi investimenti e quindi si tratta di traslare perlomeno il peso di questi investimenti iniziali o più duraturi su altri operatori. Contemporaneamente dal punto di vista finanziario si è anche visto la futura introduzione di quello che avrete letto sui giornali, [molto noioso] che è Basilea 2 cioè a fatto che il sistema bancario verrà plafonato nella propria logica di espansione degli impieghi. Se sommiamo la necessità di fare grossi investimenti (perché sulla difesa dell’ambiente si è fatto poco) con dall’altra parte il sistema bancario bloccato, (potenzialmente bloccato), l’unica alternativa è quello di trovare uno spazio nella ricerca di risorse finanziarie nel mercato dei capitali. Il mercato dei capitali richiede ovviamente dei progetti e richiede anche una volontà politica, alla fine la finanza come qualsiasi altra cosa può dare un contributo alla difesa dell’ambiente, se c’è come è stato detto negli interventi precedenti una volontà politica di investire oggi, per avere dei benefici domani, che non saranno necessariamente benefici economici, ma saranno benefici per la propria vita. Perlomeno anche la volontà politica, la volontà amministrativa di traslare sull’utente determinati costi che fino ad un certo punto sono stati sostenuti in passato o erano a carico della collettività, non erano proprio in relazione al consumo. Per quanto riguarda appunto la finanza innovativa quello che posso dire è che ultimamente hanno avuto parecchio sviluppo due tipologie operative, una il project financing e l’altra la cartolarizzazione. La nuova legge Vietti che sta per arrivare dovrebbe permettere di dare ulteriori contributi a queste tecniche in maniera da reperire i capitali per gli investimenti futuri, cioè reperire quei capitali che servono a fare gli investimenti immediati con un ritorno ed un ripagamento futuro.


Che cos’è il “project financing”. Forse è un nome che avete sentito spesso, è la finanza di progetto è la possibilità di finanziare, di convincere gli investitori magari esteri o comunque diffusi, a credere in un determinato progetto che viene presentato in maniera standard con determinate caratteristiche con determinati controlli, con capitolati di investimento, il cui flusso di cassa futuro previsto e valutato in termini di rischiosità ripagherà tutto il debito o gran parte del debito. Non c’è niente di nuovo in questo. L’unica cosa che si può dire è che quanto più la finanza diventa internazionale, quanto più sono standardizzati i processi di presentazione dei progetti che vengono fatti, quanto più sarà facile convincere gli investitori di tutta l’Italia ed il mondo, a seguire determinate iniziative. Il project financing si sposa particolarmente bene anche con progetti molto grossi e che devono partire da zero. Ora lasciando perdere il discorso dell’ambiente o considerandolo in maniera molto lato, la costruzione di un ponte può essere considerato negativo o positivo dal punto di vista dell’ambiente ma è un esempio di project financing. Si partecipa al finanziamento ed alla costruzione del ponte; con il pagamento dei pedaggi si ripaga, nel futuro, l’investimento. Quello che però sta venendo fuori e che magari in questa riunione potrebbe essere maggiormente interessante è l’utilizzo delle forme di cartolarizzazione, nel vecchio modo ed in quello che la nuova legge potrebbe permettere. La cartolarizzazione che cos’è? E’ semplicemente (se vogliamo) un arbitraggio; è la ricerca di utilizzare al meglio il valore che è intrinseco o in una società o ad una determinata attività. Una società può avere dei crediti che hanno una qualità molto superiore, molto più interessante dal punto di vista di investimento finanziario, del valore intero dell’azienda. Nella ricerca di risorse finanziarie l’azienda potrebbe avere un beneficio a cercare fonti che siano direttamente correlate ai propri crediti, ai propri attivi ma soprattutto al proprio flusso di credito, piuttosto che ricercare fondi o finanziamenti la cui accettabilità dipende dalla valutazione dell’azienda nel suo intero. Un esempio molto buono può essere quello di un’azienda municipalizzata che ha una attività per la quale gestisce utenze, o fornisce servizi quali possono essere quelli che potete immaginare, a fronte del quale c’è una emissione di bollette per un certo periodo ad una utenza molto ampia e con contratti con previsioni molto lunghe. In questo momento la legge ci permette almeno fino a fine anno di cartolarizzare quindi di vendere, scontare se vogliamo usare questo termine, i crediti che derivano dalle bollette in corso, cioè quella che è appena scaduta e quella che è in corso, cioè per la fornitura in essere sostanzialmente. Questo vuol dire che un’azienda che volesse reperire risorse finanziarie potrebbe farlo in maniera limitata perché avrebbe accesso ad un “anticipo” limitato ad una utenza effettivamente in corso. La nuova legge che verrà introdotta appunto tra pochi giorni dovrebbe permettere un cambiamento radicale, sostanzialmente primo: da una parte di isolare un business all’interno di una società, (cioè isolare all’interno di un’azienda una determinata attività ed a fronte di questa attività creare forme di debito). Secondo di considerare scontabili, (in maniera tecnica che magari vedremo più tardi) non solo i crediti esistenti, ma quelli futuri. Questo piccolo cambiamento nella legislazione che ci mette vicino al mondo anglosassone se vogliamo, fa la vera differenza, perché ora potrà essere scontabile, (bisognerà vedere le forme legali che lo supportano), anticipabile un flusso futuro di crediti anche se non ancora generati da una utenza effettivamente erogata. Potranno essere scontabili i pedaggi autostradali prima ancora che l’auto passi dal casello, potranno essere scontabili le fatture o meglio le bollette di fornitura anche se non c’è stata l’erogazione. Questa piccola differenza nella legge dovrebbe permettere quindi di reperire risorse finanziarie a valere su flussi pluriennali di utenze. Questo è un modo se vogliamo innovativo, ma innovativa è la legge non è certo la finanza. E’ un modo per reperire le fonti finanziarie per spendere oggi e fare oggi gli investimenti che servono per creare poi questo flusso di forniture quindi di utenza. Si può intervenire su un’attività esistente, una società ha già una attività di erogazione di servizi e quindi di futura tariffazione oppure potrebbero essere creati da zero progetti, magari in linea con quello che abbiamo detto, cioè investimenti necessari alla creazione di sfruttamento di fonti di energia rinnovabile, (centrali di energie di questo tipo, che prevedono anche la tariffazione, quindi prevedono in futuro gli incassi in relazione a questa tipologia di servizio fornito).
Chiaramente come è stato visto in precedenza se dovessero esserci delle differenze di costo fra la produzione dell’energia con le fonti rinnovabili, e la normale o ordinaria metodologia di produzione di energia, bisognerà vedere se ci potranno essere i contributi necessari a far sì che il progetto sia economicamente valido. Quello che sicuramente la finanza (per quanto innovativa sia), non può creare è rendere economico un investimento o un progetto che non lo è; da qui la mia indicazione precedente cioè della necessità della volontà politico amministrativa di spostarsi verso certi tipi di investimento indipendentemente o tenendo conto del fatto che l’investimento possa o non possa avere un ritorno economico. Ma il ritorno economico molto spesso in passato era stato difficile tra trovare per queste forme di finanziamento, causa il necessario orizzonte temporale, molto lungo. E’ chiaro che se io posso ricercare un ripagamento dell’investimento iniziale su un periodo di 30 anni, ho più possibilità che questo sia raggiungibile, piuttosto che debba rientrare dell’investimento in un periodo di 5 o 7 anni.

Ora, supponendo e dando per assodato che la struttura pubblica, gli Enti Locali o il Governo Centrale non hanno purtroppo risorse e/o non vogliono mettere risorse a disposizione di investimenti molto ingenti, andando a cercare nel settore privato, o misto privato pubblico, le risorse finanziarie ed i grossi investimenti, dobbiamo riuscire a vedere se ci sono dei ritorni economici, almeno a lunghissimo termine per ripagare degli investimenti che abbiano magari una valenza ambientale come abbiamo detto.


(Fine lato B terza cassetta).


(Inizio lato A quarta cassetta).


Fino ad ora il processo non era possibile, bisognava ritrovare tutte le fonti ora nell’immediato e ipotizzare un flusso futuro di ricavi però in maniera slegata. La normativa dovrebbe poter prevedere invece di poter correlare una determinata attività specifica, al debito ed alla fonte di reddito, (chiamiamolo project financing) o un determinato flusso di cassa o di crediti, al debito che può sopportare e (chiamiamola cartolarizzazione). Per ora fino a fine anno la cartolarizzazione è solo quella che abbiamo visto in Italia di tipo classico, ci sono dei crediti che vengono ceduti da un originatore, ad un determinato veicolo che emette poi obbligazioni sul mercato di capitali. La logica della operazione è quella di rendere attraente per il mercato dei capitali, questo tipo di investimento tenendo conto della qualità dei crediti che l’originatore inizialmente porta. L’originatore potrebbe essere una società o una azienda municipalizzata il cui scopo è quello di fare investimenti per la difesa ambientale. Gli investimenti oggi possono essere finanziati in 2 modi: o con il flusso dei ricavi futuri derivanti dall’energia per esempio che viene prodotta da un nuovo impianto, oppure e forse più facilmente dai ricavi derivanti da altre attività già in essere per le quali è prevista una tariffazione, e che va quindi a supportare gli investimenti futuri.

Se abbiniamo come ho detto prima il problema dell’Amministrazione Pubblica di non poter investire, i limiti delle banche a finanziare, la necessità di attrarre i capitali esteri, si torna, come avevo già accennato prima, alla necessità che tutti questi progetti abbiano una “chiusura” ed una valenza economica e mi faceva molto piacere vedere nell’analisi precedente sia un calcolo ben specifico dei costi (non dico dei ricavi), ma dei costi relativi a certe tipologie di produzione di energia, e degli impatti che potrebbero avere a livello allargato.


Abbiamo visto il caso, mi pare, di Capraia, o comunque di un’isola dove ci sono 230 abitanti e 110 famiglie; è chiaro che volendo creare il progetto che è stato indicato non si può andare avanti se non con il contributo o con la compensazione statale; però questa potrebbe avvenire solo a livello di tariffa lungo l’arco della vita del progetto e una operazione come quella che ho descritto potrebbe fornire immediatamente i fondi per gli investimenti iniziali. Un’altra tipologia di utilizzo di quello che ho appena detto chiamiamola cartolarizzazione, chiamiamola finanza e progetto, è quella relativa a tutta la gestione dei rifiuti della nettezza urbana e tutto il processo relativo. Se non sbaglio (chiedo venia perché non ho potuto controllare), dal 2005 2006 si dovrebbe passare da una tassa ad una tariffa; se così fosse questo è uno dei problemi che la gestione dei rifiuti ed il servizio a supporto dei rifiuti si ha incontrato in passato; se così fosse vorrebbe dire che anche tutto ciò che è relativo alla gestione rifiuti ecc. potrebbe essere cartolarizzabile cosa che oggi non lo è perché oggi la gestione è tipicamente basata su una tassa. E dal punto di vista legale italiano, non si possono allo stato attuale di fatto scontare o cartolarizzare incassi per tasse future. Forse per la tipologia italiana è tipica di cercare di evitarla, però dal punto di vista tecnico, sarebbe la stessa cosa; la tassa che viene pagata deve essere pagata ogni anno, si confronterebbe con la tariffa. Mentre ad oggi o meglio dal 1 gennaio 2004 sarebbero cartolarizzabili come dicevo le tariffe o le bollette relative agi altri servizi. Quindi per tornare al discorso della finanza innovativa di difesa dell’ambiente diciamo che la finanza può dare un aiuto a reperire anche grazie ad una modifica o alle modifiche che ci saranno nella normativa legale fiscale, a fornire quei fondi necessari a fare grossi investimenti che purtroppo sono mancati. E magari potrebbe anche permettere di fornire questi fondi alle aziende che non siano le solite aziende di grosse dimensioni alle quali siamo abituati, sia perché con una deregulation che è iniziata da diverso tempo, molti possono essere gli operatori che intervengono sui vari mercati di produzione di servizi e magari di servizi a difesa dell’ambiente, sia perché proprio perché la cartolarizzazione o queste forme tecniche vanno a guardare la qualità dei crediti, la qualità degli attivi e non la dimensione assoluta. Si potrebbe trovare valore o si deve trovare valore, (quindi accesso a fonti di finanziamento a costo basso) anche in aziende che possono avere una dimensione inferiore perché il valore di queste aziende può essere una diffusa capacità di utenza oppure un numero di utenti molto ampio. Se uno ha 100.000 utenti o a 10.000 utenti, in termini assoluti le due aziende potrebbero avere bilanci diversi, ma la qualità del credito, dei clienti di queste aziende non deve differire per il fatto che una ne ha 100.000 ed una ne ha 10.000. Per questo motivo, come stavo dicendo, la logica della cartolarizzazione della finanza di progetto o dedicata potrebbe far beneficiare anche quelle aziende più piccole. Leggevo l’altro giorno preparando questo intervento che già 2 anni fa in Inghilterra un’azienda per la gestione dell’acqua che aveva una capitalizzazione intorno ai 60 miliardi di vecchie Lire, ha potuto raccogliere sul mercato fino a 300 miliardi di fondi equivalenti, per finanziare i progetti di sviluppo basando la credibilità e quindi basando il merito di credito sulla utenza, sulle utenze che stava generando e poteva generare in vari anni (quindi non solo in un anno). Per altro questa azienda fece queste emissioni indicizzate al costo della vita o all’inflazione; quindi il sottoscrittore di queste obbligazioni di lunghissimo termine (duravano dai 27 ai 30 anni, pari al periodo di ripagamento necessario per gli investimenti fatti), aveva un investimento in una società che per quanto piccola era basata su un flusso futuro di utenze di un ATO (chiamiamolo così) ben delimitato, per altro protetto dal rischio inflazione con un collegamento diretto del prodotto al tasso di inflazione.
La cosa interessante è che un’azienda relativamente piccola per il mercato inglese ha potuto raccogliere praticamente 5 volte tanto la propria capitalizzazione in termini di debito, fare quindi gli investimenti, dando “garanzia” i flussi futuri di incasso delle utenze. Questo non era possibile in Inghilterra perché sono più bravi rispetto a noi, ma perché non mancava la base legale è chiaro che quando si creano le basi legali fiscali, l’ingegneria finanziaria si adegua abbastanza velocemente ed il prodotto viene creato.

Ho parlato di difesa dell’ambiente quindi di cose legate a questo settore, però una volta capito il concetto, qualsiasi struttura qualsiasi entità che sia pubblica o privata che può contare su futuri incassi per “servizi ancora da erogare” può ricorrere a questa tipologia di finanziamento e di nuovo qua si torna alla volontà politica, magari di utilizzare queste tipologie di azienda, per raccogliere i fondi, magari di andare ad investire in quelle iniziative che purtroppo non godono di questa qualità sottostante la cartolarizzazione della finanza, progetto di scopo (e qui finisco, volendomi cercare di riallacciare al concetto di finanza innovativa), cercherà semplicemente di arbitraggiare fra determinate situazioni. La qualità del credito dell’azienda è migliore dell’azienda stessa, o la durata o la garanzia delle utenze e quindi della ripetizione di questi crediti è tale da poter creare una massa futura di incassi ben superiore agli investimenti attuali, ribaltando la situazione che è tipica (in genere) per cui invece l’investimento sembra sempre, o è spesso, di dimensioni molto superiori a quello che può essere l’immediato ritorno. Gli imprenditori ovviamente hanno sempre guardato a questo, però purtroppo nel mercato italiano, perlomeno ci siamo sempre fermati ad un orizzonte piuttosto corto. Perlomeno il sistema bancario si è sempre limitato a guardare quello che nel breve poteva essere fatto e garantito. Probabilmente con una struttura legale, finanziaria diversa si può andare per certe tipologie di aziende (e le aziende di cui stiamo parlando che voi rappresentate lo sono), si può andare ben oltre e quindi magari avere addirittura un flusso immediato di cassa ben superiore a quello che sarebbe l’investimento iniziale. E’ chiaro che un legame fra gli investimenti, la cassa futura, le spese fatte deve essere mantenuta e quindi nessun operatore credo anticiperebbe o creerebbe una operazione di cartolarizzazione per importi superiori a quelli necessari agli investimenti. Tutto deve essere legato ad un processo. Però sicuramente la disponibilità a creare fondi in questo caso è molto maggiore. Un ultima attenzione: la cartolarizzazione non è un finanziamento bancario, come ho detto è un’operazione fuori Bilancio, che quindi non impatta né sul debito della società, né sul debito dell’eventuale organizzatore. Quello che impatta è che l’originatore si “spossessa” in termini finanziari non in termini commerciali del bene principale che è il portafoglio crediti e quindi su quello bisogna stare sempre ben attenti che la strutturazione dell’operazione sia tale da non far perdere all’originatore (quindi all’azienda che cerca fondi), il rapporto diretto con il cliente e la gestione del cliente stesso. Non entrerei in mille altri aspetti legali, ma direi che a fronte di tutto questo non mi stancherò a dirlo, che comunque per sfruttare la finanza la difesa dell’ambiente, occorre sempre prima una decisione politica di poter intervenire in una certa maniera sia sulle tariffe sia sulla tipologia di investimenti da fare. Basta, grazie, sono stati nei tempi.





 



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