Tommaso Franci, Assessore
all'Ambiente e tutela del territorio della Regione Toscana
Ho accolto volentieri l’invito a questo convegno,
perché il ruolo delle vecchie municipalizzate,
oggi Società per azioni, soprattutto se hanno
la vocazione “multiutility”, e cioè
sono orientate a coprire l’insieme dei settori
dei cosiddetti servizi ambientali energetici, quindi
il settore dell’acqua, la gestione dei rifiuti,
e quello del gas in cui è noto a tutti che, con
il processo di liberalizzazione che si sta compiendo
definitivamente nel settore energetico, si stanno aprendo
spazi nuovi: alcune aziende municipalizzate in altre
parti d’Italia infatti producono e distribuiscono
energia elettrica. Questo insieme di settori di intervento,
soprattutto quando vengono gestiti da soggetti come
società locali di servizi pubblici di questo
tipo, hanno un potenziale ruolo di grande rilevanza
nello sviluppo delle politiche energetiche ambientali
che vorrei sottolineare.
Le tendenze che ancora caratterizzano il funzionamento
delle nostre società e delle nostre economie
ci portano a scontrarci col problema che la crescita
di ricchezza e di benessere, sia in termini monetari
di reddito che in termini di merci e servizi, è
associata ad una quantità più che crescente
di assorbimento di risorse naturali, energetiche e naturali.
Questo dato lo registriamo nell’aumento delle
emissioni di Co2 e dei cosiddetti gas serra, quelli
che contribuiscono ai cambiamenti climatici, oggetto
proprio in questi giorni a Milano della Conferenza Cop
9, lo registriamo nell’aumento continuo, associato
al nostro modo di vivere, produrre e consumare, della
produzione di rifiuti in cui possiamo quasi completamente
abbandonare la distinzione tra rifiuti urbani e speciali,
perché dobbiamo invece essere consapevoli della
quantità totale di rifiuti prodotti, legati alle
nostre modalità di consumo e di produzione, e
in generale del peso che ha il nostro modo di vivere
sull’ambiente.
Aumentano i consumi idrici, tutti gli indicatori in
questo ambito hanno a livello globale un segno di crescita.
Anche questo problema lo abbiamo messo in evidenza,
e lo faremo sempre di più anche nelle scelte
che puntano ai quadri conoscitivi, come diceva il Presidente
Frontera, adottando anche indicatori ambientali di carattere
globale, come l’impronta ecologica e altri metodi
in vigore. Nel caso della Toscana “scopriamo”
- tutti credo siamo consapevoli di essere nella parte
ricca del pianeta e non in quella povera - che in base
a un sistema di calcolo approssimativo ma in sostanza
corretto, si verifica che se assumessimo che ogni abitante
del pianeta ha diritto ad una quota uguale di risorse
in termini di risorse naturali, di energia, ecc, ci
sarebbe una certa disponibilità. Ecco, una Regione
come la Toscana consuma il doppio di risorse che ci
potremmo permettere in termini di equità, cioè
in termini di equa ripartizione nel pianeta delle risorse
naturali disponibili, e consuma anche il doppio rispetto
alla sostenibilità, cioè alla quantità
effettiva di risorse consumabili in base ai tempi di
riproduzione dell’acqua o di altre risorse rinnovabili,
che sono tante.
Questa è pertanto la grande questione con cui
si devono confrontare le politiche energetiche e le
politiche ambientali: non possiamo solo inseguire questa
curva ascendente, cioè se aumenta la domanda
di energia, aumentare la produzione di energia, anche
se da fonte rinnovabile, se aumenta la produzione di
rifiuti, aumentare i servizi di smaltimento, stessa
cosa se aumenta la domanda di acqua (e la siccità
ci ha insegnato qualcosa questa estate).
Il grande problema per il futuro dell’umanità
e delle grandi questioni che oggi attanagliano il pianeta
dal punto di vista della sostenibilità ambientale
e del funzionamento dei processi economici è
come mettere in discussione questa domanda, come governare
questa domanda crescente di energia, di acqua, di servizi
legati all’aumento della produzione di rifiuti.
Non possiamo permetterci di pensare solo in termini
di produzione, solo in termini di politiche dell’offerta:
un tema che ci porta all’approccio che noi abbiamo
cercato di dare al Piano regionale di azione ambientale,
l’innovativo atto di indirizzo di cui la Regione
Toscana si sta dotando. Si tratta di ricorrere sempre
di più ad un approccio preventivo ed integrato,
basato sull’ecoefficienza, che significa mettere
in discussione il modo in cui si produce e si consuma,
perché sono i processi che determinano tale domanda
continua, crescente di risorse naturali energetiche,
e la crescita di produzione di rifiuti, che implica
maggiori servizi per la loro gestione e maggiori consumi
di acqua.
La grande sfida delle politiche pubbliche in questi
settori è affrontare la dimensione della domanda.
E dunque prevenire l’aumento della domanda di
energia, prevenire l’aumento di produzione di
rifiuti, prevenire l’aumento della domanda di
risorse idriche. Invece la politica dell’offerta
e della produzione, soprattutto con le scelte convenzionali,
è fatta di grandi impianti, aumenta la domanda
di energia e si fanno grandi centrali, aumenta la produzione
di rifiuti e si fanno grandi impianti di trattamento
rifiuti, grandi discariche, grandi inceneritori, grandi
impianti di selezione e trattamento, aumenta la domanda
di acqua - acqua che viene utilizzata nei processi produttivi
e nei processi di consumo, e quindi viene inquinata
e deve essere poi trattata – e sono necessari
grandi depuratori.
Una politica della domanda deve iniziare a mettere in
discussione questi processi e offrire risposte per modificarli,
il che è un percorso molto più complicato,
perché sono processi che non ricorrono a grandi
impianti, ma mettono in discussione il modo in cui si
produce e si consuma, in pratica lo stile di vita di
ognuno di noi, e in una regione come la Toscana, fatta
di piccolissime imprese, si mette in discussione il
modo di agire, di comportarsi, di produrre di tantissimi
soggetti. Non basta un grande impianto, non basta una
grande centrale di produzione di energia elettrica,
non basta un grande impianto per i rifiuti, non basta
fare un impianto di depurazione sempre più grande.
Sul terreno di questa impegnativa sfida strutture che
hanno una storia come le attuali società locali
controllate dagli Enti Locali, multiutility nel settore
ambientale ed energetico, possono avere un grande ruolo,
perché possono sviluppare un rapporto con la
comunità locale e le esigenze del tessuto produttivo
locale, portando un capitale di conoscenza del territorio
e del suo funzionamento che può costituire un
contributo cruciale nello sviluppo di politiche ambientali
orientate in questa direzione. Per questo mi sembra
molto importante il convegno organizzato qui a Livorno
che si pone il problema delle modalità di consumo
dell’energia, e di come affrontare la questione.
L’aspetto che mi preme sottolineare in questa
occasione verte sulle risposte da dare alla dimensione
della prevenzione che devono a mio parere basarsi sul
principio di responsabilità: oggi il tentativo
di una società ricca e opulenta come la nostra
di spostare i problemi altrove è sempre più
forte. Basta ripensare a vari episodi, come quello del
black out, dove ci siamo resi conto che importavamo
dall’estero il 17% di energia elettrica, anche
di provenienza nucleare. Dunque abbiamo bocciato la
scelta del nucleare, però consumiamo una piccola
percentuale di energia nucleare anche noi, con le importazioni
che facciamo dalla Francia. La necessità che
ne deriva di dare delle risposte tramite la produzione
di energia elettrica il più possibile con risorse
locali diventa un imperativo politico, e si deve misurare
con questi aspetti. Il non scegliere non è un
fatto che resta senza conseguenze, perché le
cose non stanno ferme e, collegandomi anche a quanto
diceva il Sindaco, questi processi vanno avanti. Si
tratta allora di scegliere di far pesare di più
soluzioni che scaricano i problemi all’esterno
del nostro territorio e al di fuori delle nostre responsabilità.
Oggi, quando ci sono soggetti sociali, politici, associativi
o di qualsiasi natura che ostacolano la realizzazione
di scelte di prossimità, per esempio la gestione
e lo smaltimento dei rifiuti nei territori in cui vengono
prodotti, o in base ai processi di produzione o in base
ai processi di consumo, questi si rendono oggettivamente
complici di scelte di non-responsabilità, soprattutto
nel caso dei rifiuti speciali, quelli legati alle attività
produttive e quindi alla produzione di redditi di ricchezza
e di occupazione, che prendono altre strade. E sempre
più spesso questi rifiuti li ritroviamo nelle
discariche della Campania o nelle cave della Puglia.
Questo comporta che, pur non mettendo in discussione
la legittimità della tutela che ogni cittadino
deve fare del luogo in cui abita e che è legittima,
quando la sommatoria di queste scelte produce altri
effetti, si è oggettivamente complici dell’incapacità
di una comunità locale e delle istituzioni che
la rappresentano di assumere delle decisioni che hanno
anche una valenza etica e politica di responsabilità.
E se non siamo in grado di garantire questo, a che titolo
possiamo opporci al portare sul nostro territorio rifiuti
provenienti da altre parti d’Italia?
Questa è la sfida della responsabilità
a cui sul piano delle grandi tematiche energetiche ambientali
la Toscana e tutte le sue comunità locali, tra
cui quella importantissima di Livorno, dovranno dare
delle risposte. E ci saranno sempre meno scappatoie
rispetto alla necessità di dare delle risposte,
che dovranno essere coerenti con i grandi impegni e
vincoli della politica ambientale, a partire da quello
del Protocollo di Kyoto, punto di riferimento fondamentale
anche rispetto a chi vuole sottrarsi, e che la Regione
Toscana assume come impegno e vincolo di cui tenere
rigorosamente conto per le scelte che dovranno essere
compiute.
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