David Chiaramonti, Università
di Firenze
Il Dipartimento di Energetica “Sergio Stecco”
si occupa di sistemi energetici e di componenti per
la produzione di energia. Da numerosi anni ormai il
Dipartimento affronta anche le problematiche relative
alle fonti rinnovabili: recentemente è stato
attivato il corso in energie rinnovabili. E’ inoltre
in corso di costituzione un centro interdipartimentale
(CREAR - Centro di Ricerca per le Energie Alternative
e Rinnovabili) costituito da 6 dipartimenti dell’Università:
le fonti rinnovabili sono infatti un settore in cui
è necessaria una forte interdisciplinarietà.
In questo contesto generale, l’energia eolica
ed il suo inserimento nel territorio rappresenta una
delle attività in più forte sviluppo.
A fine 2003 (dati “Observ’ER”) erano
stati installati nel mondo 30.379 MW di impianti eolici:
la crescita dell’eolico (nel 1993 erano 2200 MW)
è stata molto rapida nel corso degli ultimi anni..
L’Unione Europea (riferendosi a EU 15, prima dell’allargamento
dell’Unione) copre il 74% di questa potenza installata.
Una quota importante è coperta dagli Stati Uniti.
In termini di potenza installata in Europa, dal 2001
al 2002 si è assistito ad un notevole incremento
grazie al forte impulso che ha avuto l’eolico
in Germania (12000 MW). In ogni caso anche l’Italia
ha avuto in chiaro incremento, pur proporzionato ai
valori italiani, decisamente inferiori rispetto a quelli
tedeschi.
Se la potenza installata su un dato territorio è
un aspetto certamente importante, in quanto indica il
numero e le dimensioni delle macchine installate su
una data area, è altrettanto importante osservare
quanta energia viene effettivamente prodotta. In questo
senso, le fonti rinnovabili hanno caratteristiche chiaramente
diverse: l’eolico ha il vantaggio di avere - come
nel caso dell’idroelettrico o del solare - una
risorsa a costo nullo, la cui disponibilità è
però variabile nel tempo e di difficile previsione
(se non su medie di lungo termine), mentre nel caso,
ad esempio, della biomassa, a fronte di un significativo
costo di combustibile si ha il vantaggio di essere pressoché
certi di generare energia quando noi effettivamente
desideriamo produrla. Nel caso specifico dell’eolico
si osserva che circa l’1,5% della produzione di
energia elettrica nell’Unione Europea nel 2002
proveniva da questa fonte.
E’ poi interessante osservare l’evoluzione
tecnologica nel campo delle macchine eoliche. Dal 1985
al 2003 l’evoluzione è stata decisamente
rapida: da taglie attorno a 0,05 MW (50 kW), tipiche
dei generatori installati in USA nel 1985, siamo giunti
oggi a realizzare macchine multimegawatt, essenzialmente
dedicate al settore off-shore. Queste considerazioni
hanno ovviamente delle conseguenze a livello di caratteristiche
e progettazione del parco eolico da inserire in un certo
contesto.
E’ da sottolineare come un grande sviluppo sia
inoltre ormai previsto per le installazione off-shore.
Dal primo progetto (Vindeby, Danimarca) nel ’91,
un piccolo parco eolico di 11 macchine da 450 kW, già
oggi esistono parchi dove sono installate macchine da
2 megawatt ed oltre. In questo settore si stanno studiando
proprio le macchine di maggiori dimensioni (da 4.5 MW
della ENERCON, a 6.6 MW della General Electric, a 3
MW della VESTAS, etc).
Le tipologie di macchine oggi disponibili sono dunque
molteplici, caratterizzate da dimensioni molto differenti
fra loro.
I principali impatti ambientali dell’energia eolica
sono, come ben noto, quello visivo, quello sonoro e
quello sull’avifauna. L’impatto sonoro dei
moderni generatori eolici è sempre meno rilevante,
grazie allo sviluppo tecnologico, ed anche quello sull’avifauna,
che meriterebbe una discussione a parte, ha beneficiato
dello sviluppo di nuove macchine e dei più recenti
criteri e metodologie di progettazione dei parchi.
Da studi condotti negli Stati Uniti, la tipica curva
di accettazione da parte della popolazione locale di
un progetto nel settore dell’eolico mostra un
notevole interesse prima dell’inizio di una fase
pre-progettuale e dello studio di fattibilità,
una accettazione fortemente diminuita durante la progettazione
vera e propria del parco e la sua realizzazione, ed
una maggiore disponibilità ed interesse, e quindi
un atteggiamento positivo, una volta realizzato il parco
stesso.
Entrando nel merito dell’impatto visivo, l’esperienza
con le macchine ed i parchi tipici degli anni ‘80
negli USA ha permesso di definire delle interessanti
raccomandazioni o linee guida (anche dette lessons learnt
o best practices) su come inserire l’eolico nel
paesaggio. Chiaramente un parco eolico sarà sempre
visibile, ma a seconda di come questo viene inserito
nel contesto locale l’impatto visivo (ed anche
altri impatti) può risultare molto diverso.
Negli anni ‘80 in USA il settore eolico si è
sviluppato in modo consistente, con generatori di taglia
abbastanza piccola. Si trattava di generatori caratterizzati
da elevata velocità di rotazione, torri a traliccio,
e parchi strutturati con elevatissima densità
di macchine (migliaia di generatori) ed interspazi fra
generatori ridottissimi. Oggi wind farm di questo tipo
non sono più pensabili in Europa: da queste esperienze,
pur negative, si sono però tratte notevoli indicazioni
su come inserire correttamente nel paesaggio i parchi
eolici.
Un primo elemento metodologico è quello di cercare
di fornire ordine visivo all’insieme, e di definire
unità visive ben distinte. Disporre generatori
di tipo diverso (diversa altezza della torre, diverso
numero di pale e quindi velocità di rotazione)
in uno stesso parco crea disordine visivo e deve essere
evitato.
Oggi, in particolare in Europa, si tende invece a realizzare
wind farm caratterizzate da generatori eolici raggruppati
in unità visive ben distinte ed omogenee, e possibilmente
disposti in modo tale da seguire le caratteristiche
del territorio.
Un altro aspetto importante è quello di assicurarsi
che i rotori siano mantenuti in rotazione: molto spesso,
nei parchi eolici degli anni ’80 in USA, sia per
ragioni di manutenzione sia per altre ragioni più
strettamente connesse alle caratteristiche tecniche
delle macchine dell’epoca, i rotori cessavano
di essere in rotazione. Questo fatto genera nell’osservatore
una sensazione assolutamente negativa.
Le strutture ausiliare devono poi essere disposte in
modo tale da minimizzarne la loro visibilità
(pratica comune ormai nei parchi eolici Europei).Anche
la scelta di materiali, pavimentazioni e tipologie costruttive
omogenee con l’ambiente circostante ha una funzione
di mitigazione dell’impatto visivo.
In alcune installazioni dell’epoca, ed anche
in Europa, a volte la torre veniva utilizzata per installare
antenne, impianti tecnologici, od addirittura per fare
pubblicità. Inoltre su di essa erano riportati
tutta una serie di loghi e di indicazioni. Queste attività
accessorie nulla hanno a che vedere con la generazione
di energia, e si è osservato come queste generavano
l’impressione di una attività industriale
in un’area che magari non era vocata a quello
scopo. E’ quindi auspicabile che il generatore
non venga utilizzato per altri scopi.
Altri aspetti che oggi vengono normalmente curati (e
valutati in sede di verifica o valutazione di impatto
ambientale) sono quelli riferiti alla minimizzazione
delle operazione di movimento terra, di realizzazione
di nuove strade (si cerca di massimizzare l’uso
di quelle esistenti, il che significa anche ridurre
i costi di realizzazione e manutenzione), di minimizzare
le aree di servizio, di ripristino della vegetazione
originaria, etc. Si cerca inoltre di evitare le pendenze
eccessive, perché si possono generare fenomeni
di erosione.
Vi sono poi altri aspetti da curare, quali ad esempio
cercare di evitare di utilizzare il territorio per esempio
conservare od accumulare parti di ricambio dei generatori,
e cercare di mantenere decoroso il territorio, che comunque
diventa una zona di particolare interesse pubblico.
Si deve per questo pianificare ed attuare una efficace
azione di informazione ed accesso al sito da parte del
pubblico, scegliendo punti di osservazione opportuni.
Si deve poi evitare di porre in rilievo i basamenti
delle torri. Relativamente all’impatto le torri
cilindriche a traliccio, da un punto di vista strettamente
visivo la torre a traliccio effettivamente comporta
un minore impatto, perché questa tende rapidamente
a “sparire” rispetto al fondo, cosa che
avviene a distanze maggiori nel caso di torri tubolari.
Nonostante ciò, però, da un punto di vista
estetico la torre a traliccio è meno gradevole,
e quindi in generale si preferisce quella tubolare.
La torre a traliccio, poi, genera delle possibili conseguenze
nei confronti dell’avifauna, che – a seconda
delle specie considerate – tende a nidificare
su di esse.
Una ultima interessante osservazione è infine
relativa alle aree industriali: molto spesso i generatori
eolici sono utilizzati in queste aree anche al fine
di un recupero paesaggistico delle stesse. Numerosi
esempi di questo tipo si trovano in Danimarca, Svezia,
Olanda ed altri Paesi Europei, principalmente del Nord
Europa.
Entrando nel merito delle modalità adottate
nella valutazione dell’impatto visivo, l’obiettivo
generale è quello di rendere questa attività
la più oggettiva possibile. Pur essendo una materia
nella quale il giudizio soggettivo da parte dell’osservatore
gioca un ruolo fondamentale, è possibile applicare
dei criteri ed una metodologia per strutturare la valutazione.
Ad esempio, la Regione Toscana ha emesso - in bozza,
per il momento – le linee guida per la verifica
ambientale dei parchi eolici. Tra le altre attività
previste previste dalle linee guida vi è l’analisi
di parametri quali l’”intervisibilità
proporzionale” (per la quale devono essere effettuate
delle valutazioni specifiche tramite sistemi assistiti
al calcolatore, GIS – Geographic Information System).
Altre attività previste sono l’esecuzione
di simulazioni e lo studio della struttura del paesaggio
e del patrimonio storico ambientale.
Le linee guida definiscono delle aree su cui eseguire
l’indagine (area di impatto visuale assoluto,
area dei siti di impianto potenziale, area di impatto
potenziale ed area di impatto locale dove è fisicamente
posizionato il parco.
Come detto, si devono poi eseguire delle simulazioni
fotografiche – eventualmente anche animate –
o delle simulazione tipo “film”, in cui
si può osservare movendosi in uno spazio virtuale
(ma che riproduce fedelmente la realtà esistente
ipotizzando la presenza del parco) attorno al parco
eolico stesso. Deve sempre essere posta attenzione a
mantenere il punto di vista reale dei possibili osservatori:
spesso, in animazioni di questo tipo, vengono eseguiti
“voli” sopra il parco eolico, ma questa
modalità di simulazione tende schiacciare la
vista del parco eolico sul terreno, alterando di fatto
la percezione visiva reale in maniera significativa.
Concludendo possiamo affermare che
· Esiste una notevole esperienza nella progettazione
di parchi eolici, non solo da un punto di vista tecnico,
ma anche da un punto di vista di inserimento ambientale.
· Queste esperienze hanno portato a definire
modalità di progettazione che tendono a minimizzare
l’impatto del parco sul territorio ed in particolare
sul paesaggio. L’adozione di queste modalità
(criteri) contribuisce poi a facilitare la valutazione
ambientale, rendendola il più possibile precisa
ed oggettiva (pur rimanendo in un’area di per
sé molto soggettiva come quella dell’impatto
visivo).
· L’applicazione di questi criteri, e più
in generale la valutazione/verifica di compatibilità
ambientale deve essere vista oggi come un criterio di
“progetto”, e non come un’azione svolta
a valle del progetto dell’impianto. Dovrebbe anzi
essere condotta in parallelo alla progettazione stessa:
nel momento in cui vengono valutate le alternative di
progetto, la disposizione dei generatori ecc. già
si dovrebbero eseguire analisi di carattere ambientale,
per guidare e suggerire adattamenti al progetto stesso.
Sulla base di queste premesse si può concludere
che è possibile – in linea generale - inserire
parchi eolici nell’ambiente in modo compatibile,
anche da un punto di vista paesaggistico, se la valutazione
ambientale accompagna il progetto nel suo iter.
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