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Benedetto Tuci, Presidente della sezione di Livorno del Movimento Consumatori e componente del Consiglio della Camera di Commercio I.A.A. in rappresentanza delle organizzazioni dei consumatori

E’ senz’altro una tematica complessa se vista nell’ottica globale che deve sostenere le scelte di governo del territorio, delle risorse, dell’ambiente

Dal manifesto sull’acqua: “1 miliardo e 400 milioni di persone del pianeta su 5 miliardi e 800 milioni di abitanti non hanno accesso all’acqua potabile.
Questo è intollerabile. Ora il rischio è grande che nell’anno 2020, quando la popolazione mondiale sarà di circa 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile aumenti a più di 3 miliardi. Questo è inaccettabile. Possiamo e dobbiamo impedire che l’inaccettabile diventi possibile.

Ma A.S.A. nell’invito che mi manda aggiunge un sottotitolo:

“Cosa chiedono all’azienda le associazioni dei consumatori”

Questo mi facilita molto il compito perché la risposta è: “niente”; nel senso che una associazione di tutela dei cittadini rispetto ad un’azienda privata, come si qualifica A.S.A, non può che limitarsi a chiedere il rispetto delle leggi in materia e delle carte di servizio concordate con gli enti locali.

Un azienda che pone il profitto alla base della propria ragion d’ essere deve comportarsi di conseguenza e non potrà tener conto delle esigenze della clientela se non nell’ottica del mercato che se funziona può causare la perdita della clientela stessa.

Ma qui il mercato non c’è perché nessuno sul nostro territorio può scegliere dove comprare l’acqua e quindi l’interlocutore principale di una associazione come la nostra è l’ente pubblico non l’azienda, il quale ente pubblico, in mancanza del mercato, ha il dovere di garantire l’accesso ad un servizio essenziale come questo in modo equo e non discriminante per le fasce più deboli della popolazione.

Infatti il processo di privatizzazione dei servizi pubblici, che viene avanti nel paese, e che per altro condividiamo, nel senso che una gestione più snella di tipo privatistico dovrebbe garantire una maggiore efficienza ed in prospettiva un miglioramento dei costi di accesso ai servizi, di fatto crea situazioni nei quali i diritti dei cittadini sono compressi e non adeguatamente garantiti dallo stato e dagli enti pubblici territoriali.

Se da un lato è meritorio il lavoro delle autority, a cui è demandato il ruolo di esercitare il controllo di legalità e talvolta di merito, è anche vero che una debolezza endemica delle organizzazione private di tutela dei cittadini e una sostanziale inadeguatezza del quadro normativo generale, che non prevede a sufficienza efficaci strumenti di tutela, creano compressione dei diritti e zone grigie tra stato e mercato dove facilmente si manifestano pressioni lobbistiche deleterie per le piccole imprese e le famiglie.

Contestualmente le aziende spesso costituite in S.P.A. (da diversi anni) non dimostrano di raggiungere obiettivi di efficienza, di contenimento dei costi e miglioramento dei servizi che ci si attendeva. Tant’è che spesso gli obiettivi di privatizzazione non si realizzano, o meglio si realizza la trasformazione dell’ente pubblico in società di diritto privato ma poi queste società non se le compra nessuno e restano nell’orbita pubblica con C.d.A. nominati su base politica e spesso con una spartizione che prescinde dalle competenze degli amministratori.
Il personale è assunto senza concorso e gli apparati dirigenziali scelti anch’essi in basi a criteri di appartenenza; questo crea nei cittadini un senso di diffidenza nei confronti di strutture viste come strumenti clientelari.

In questo quadro ci da speranza l’autorevole intervento del presidente della regione Toscana che condividiamo e che partento da quell’ottica globale citata all’inizio auspica una riflessione volta a ridiscutere i principi generali di gestione della risorsa acqua.

La nostra sezione auspica che sul territorio della provincia di Livorno si realizzi il più ampio controllo pubblico di questa risorsa; che si evitino lotte tra utenze diversa (esigenze del mondo agricolo contrapposte alle esigenze del mercato turistico), che si facciano i necessari investimenti per realizzare un uso razionale della risorsa senza danni ambientali derivanti da infrastrutture inadeguate (perdite negli acquedotti) e che il ruolo delle aziende private sia limitato a compiti elementari di gestione del servizio soggetti a rendicontazione ed a monitoraggio dei reali obiettivi raggiunti riguardo ad economicità ed efficienza.

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