Giovanni Panizzi, Dirigente
Servizi Commerciali ASA Spa
La parola per l’ultimo intervento passa ora a
Giovanni Panizzi, dirigente dei servizi commerciali
ASA. Se naturalmente si vuole sollevare un dibattito
su tutti i temi sollevati davvero si fa buio, Panizzi
a te di stare nei termini.
(trascrizione dalla registrazione audiofonica con adattamento
alla forma scritta)
Certamente. Cercherò di essere minimalista il
più possibile, anche se essere minimalisti è
molto difficile perché la sintesi, che allo stesso
tempo possa esprimere dei concetti comprensibili, è
sempre un esercizio faticoso e richiede tempo.
Il mio intervento sarà articolato in due fasi.
La prima parte, che cercherò di sintetizzare
ulteriormente, vuole cercare di comunicare cosa l’azienda
pensa e cosa intenda per rapporto con il cittadino/cliente/utente
nell’espressione di un servizio pubblico. Ho usato
più parole per definire questo soggetto: cittadino/cliente/utente,
chiamiamolo come si preferisce. Io, nelle slide che
guideranno il mio intervento ho usato il sostantivo
cliente che AATO ritiene improprio e gli preferisce
utente, ma utente è una “parolaccia”
che ricorda antiche burocrazie, anche se cliente è
un po’ ruffiana.
Forse se ne dovrà trovare una nuova, perché
stiamo parlando del rapporto tra i cittadini e un servizio
pubblico. Io parlerò soprattutto di gente e di
sensibilità delle persone, e di sensibilità
dell’azienda che è chiamata a rapportarsi
con esse. Si tratta di fare questo tipo di riflessione,
e di capire quanto e come il rapporto che un’azienda
instaura con quella particolare gente di cui dicevo,
abbia in - un sistema complesso, che va mutando profondamente
il proprio assetto - una valenza economica e sociale.
Preciso che le slides sostanzialmente fissano alcuni
concetti che cercherò di sviluppare nell’intervento
e che ad ogni buon conto saranno allegate a questo intervento
insieme ad una più ampia relazione dal titolo
“Lo stile aziendale come espressione della qualità
del servizio”.
Introdurrei dicendo che sono anni, oramai, che sentiamo
parlare di rapporto con il cliente, di soddisfazione
del cliente, di una particolare attenzione che gli è
dovuta. Credo però che sia molto diffusa un’insoddisfazione
di fondo, che comunque caratterizza il giudizio della
maggior parte delle persone. Quindi è necessario
capire soprattutto dove bisogna agire per invertire
questo rapporto di tendenza, questo scollamento tra
i propositi e la percezione esterna, tenendo conto che
le aziende di derivazione pubblica che oggi si trovano
ad operare in una società e in un mercato profondamente
cambiato sono ancora fortemente condizionate da un retaggio
che tendenzialmente le porta a replicare le proprie
abitudini, i propri modelli, che viceversa devono essere
profondamente riverificati e corretti affinché
abbiano la possibilità di essere adeguati alle
esigenze del nostro tempo.
E’ dunque necessario porsi una domanda: quali
sono le caratteristiche che deve avere un’azienda
che vuole gestire bene i rapporti con il cliente?; e
subito dopo un’altra: perché è strategico
ed etico comprendere e guidare i comportamenti, i modelli
operativi, i processi traguardandoli al conseguimento
di un’utile percezione esterna? e, infine: qual
è il è il vero prodotto percepito all’esterno
sul quale l’azienda deve orientare gli sforzi?
Se tentiamo di caratterizzare e storicizzare l’evoluzione
dei rapporti e dunque la percezione dei cittadini verso
i soggetti che nel tempo si sono avvicendati nella gestione
dei servizi pubblici, fossero prima i Comuni, i Consorzi
sino poi alle società pubbliche, si deve tener
conto di un dato di fatto. Essi nascevano da un modello
burocratico di tipo statalista che era portatore di
grande valenza sociale ti tipo materiale (soddisfazione
dei bisogni primari: apri il rubinetto, esce l’acqua)
ma inadeguati, meno sensibili, per cogliere aspetti
riconducibili a quei contenuti di carattere “immateriale”
che, invece, costituiscono sempre più il nerbo
portante delle relazioni con i cittadini nell’erogazione
del servizio.
Si aggiunga a ciò che questi stessi soggetti
erano, e in parte sono ancora, assoluti monopolisti
dei servizi che erogavano e perciò non avevano
la necessità di misurarsi con competitori che
avrebbero potuto fare della qualità apparentemente
“immateriale” del servizio un importante
momento di confronto.
Facendo un salto indietro nel tempo, ma non di molto,
si può facilmente reperire nella sensibilità
dei soggetti gestori la percezione del loro ruolo sostanzialmente
connesso con valori circoscritti a una sorta di “servizio
sociale”, dove l’aspetto per così
dire fisico della propria attività esauriva le
aspettative e l’impegno di chi rispettivamente
riceveva e erogava quel servizio.
In questo scenario era difficile focalizzare diritti
e doveri più sofisticati, e in questa situazione
di grande approssimazione il gestore si preoccupava
al massimo di non far mancare l’acqua ritenendo
così di aver assolto il suo compito. Questo percorso
ideale che ha caratterizzato la genesi e lo sviluppo
del rapporto tra cittadino/risorsa/gestore si è
poi dovuto confrontare con un’accelerazione del
contesto sociale ed economico nel quale questo servizio
andava a collocarsi, trovandosi nella condizione di
doversi repentinamente riconvertire a una logica se
non di mercato puro quantomeno comparazione con altre
situazioni per così dire allenate dalla competizione.
Questo retaggio ha il proprio peso e costituisce una
supplementare difficoltà che il gestore di matrice
pubblica deve superare per essere accettato e apprezzato
nel confronto con fornitori di servizi come dicevo “allenati
dalla competizione”.
“La nostra personalità sociale è
una creazione del pensiero altrui” scriveva Proust:
quindi, le aziende hanno il dovere e l’interesse
di farsi pensare bene, ovvero: se vogliono stabilire
quel rapporto di fiducia che diventa mercato, ogni azienda
si deve porre il problema di farsi percepire nel modo
adeguato.
Oggi, credo, che sia per giudizio che per pregiudizio
il rapporto percettivo è ancora insoddisfacente,
dunque è necessario attuare tutte le strategie
idonee a riconvertire tale percezione.
Un segnale abbastanza significativo è, ad esempio,
come generalmente viene concepito nelle nostre aziende
la funzione di front-office. Lo sportellista, per usare
una parola ben nota, è generalmente considerato
un punto secondario della catena produttiva dell’azienda,
orientata com’è al soddisfacimento di quel
bisogno primario cui accennavo: mentre è in realtà
il momento di relazione con il cliente/cittadino la
vera espressione del prodotto dell’azienda. Insomma
è la comunicazione e le sue modalità di
espressione operativa il prodotto realmente percepito
all’esterno, essendo viceversa l’acqua il
sub-prodotto: ovvero una sorta di prodotto incidentale,
dato per scontato.
Il prodotto vero percepito qual è allora? E’
quello del rapporto che si spende nei momenti in cui
si stabilisce il contatto con il cliente/cittadino.
E il rapporto viene percepito in una catena costituita
da molteplici funzioni e contatti nei quali l’azienda
deve essere efficiente, esaustiva, rapida, comprensiva
capace di ascoltare, chiara, sempre disposta a mettersi
in discussione e, soprattutto, mai autoreferente.
Se questa sensibilità la si moltiplica e la
si diffonde all’interno dell’azienda, facendola
divenire la base filosofica sulla quale costruire i
processi organizzativi e le procedure, sarà possibile
recuperare ed elevare il senso di fiducia e di positività
nei rapporti con i cittadini; ciò non soltanto
gioverà alla vita sociale (qualità della
vita), ma migliorerà anche la vita interna dell’azienda
per effetto delle più positive dinamiche dei
rapporti che sotto quest’etica ricongegnata interverranno
nella riqualificazione dei ruoli interni che, liberandosi
dell’autoreferenzialità, assumeranno più
alti scopi generali spostando così la soddisfazione
degli operatori di ogni livello su obiettivi di maggior
valore generale (cfr. Lo stile aziendale come espressione
della qualità del servizio).
Tali comportamenti avranno, e dovranno avere, anche
una connotazione economica giacché il contenuto
di qualità del servizio, inteso proprio come
rapporto di espressione di quel servizio, e di consenso,
avrà sempre maggiore valenza economico-commerciale-sociale.
Valore aggiunto che dovrà essere pianificato,
misurato ed enfatizzato anche in senso economico dalle
autorità pubbliche di governo e controllo.
Laddove esiste una sensibilità sociale degli
erogatori dei servizi pubblici che abbia come riferimento
un valore più elevato della propria funzione
sarà possibile utilizzare questa leva affinché
per comparazione siano gli stessi cittadini a pretendere
da tutti analoga sensibilità, costringendo il
mercato a rincorrerlo. Ciò può apparire
una provocazione, un paradosso se consideriamo il ritardo
accumulato dal pubblico nei confronti del privato, ma
se guardiamo in prospettiva con una diversa mentalità
si può intravedere la possibilità del
pubblico di precedere in taluni casi il privato per
costringerlo ad offrire servizi più efficienti.
La moltiplicazione e la diffusione di una coscienza
più sensibile e anticipatrice dei bisogni della
collettività ha una grande opportunità
per migliorare la vita di tutti.
Quanti, ad esempio, si sono sentiti umanamente a disagio
in un ospedale? Quanti si sono sentiti un numero, una
patologia? Ecco, in sintesi, è questa la differenza
tra ricevere un servizio che si limita ad assolvere
una funzione rispetto ad un approccio integrato che
riesca a contemperare tutti gli elementi che attengono
al complesso delle aspettative e dei bisogni delle persone.
E ciò deve essere esteso a tutti i momenti della
vita collettiva, a tutti i campi di relazione tra chi
domanda e chi è preposto a fornire risposte.
Questo è un concetto che ASA, nel quadro della
sua riorganizzazione, cerca di affermare. E credo che
le nostre azioni porteranno gradualmente ad attuare
concretamente questo principio, che diventa importante,
che diventa economico, perché sarà un
dato del quale tenere conto: perché può
diventare socialmente utile e – fatte le debite
proporzioni – socialmente trainante.
Ecco, a sostegno della mia tesi cito volentieri una
frase di Sebastiano Maffettone, che ho riportato in
questa slide, e che vi invito a leggere: sostanzialmente
riassume, seppur in termini leggermente diversi, quello
che ho tentato di dire: “[…] l’interesse
dei fornitori abituali di pubblici servizi a rendersi
competitivi con i privati e in genere con i new comers
di un mercato dei servizi in espansione, in un sistema
di mercato resosi più aperto, può fungere
da molla per giungere alla formulazione di standard
di qualità sofisticati in cui elementi etici,
come la fiducia, trovino spazio. Questo fatto renderebbe
razionale in senso economico enfatizzare il ruolo delle
varie carte dei servizi, nonché collegare tali
carte a codici etici generali del servizio pubblico”.
Il prodotto di ASA, dunque, non è l’acqua
e il gas, ma il rapporto con i clienti. Quello è
il prodotto vero e su quello bisogna lavorare.
È necessario che questo concetto sia acquisito,
deve essere diffuso, e il ruolo delle autorità
di regolazione dovrà essere sempre più
rivolto a questo parametro. Il fatto poi che la stessa
Autorità sia di fatto emanazione dei comuni può
senz’altro favorire e accrescere la dinamica di
questo processo: basterà solo volerlo fare.
La seconda parte del mio intervento vuole semplicemente
fare una fotografia della situazione attuale in relazione
naturalmente a ciò che l’azienda fa e può
fare per i clienti e quello che stiamo mettendo in cantiere.
Come noto il gruppo ASA si occupa soprattutto di acqua
e di gas, gestendo la vendita del gas attraverso una
società controllata – ASA Trade. Ciò
ha comportato una modifica degli assetti organizzativi
giacché la societarizzazione del processo di
vendita disgiunto dalla capogruppo ha di fatto segnato
un momento importante di riorganizzazione.
Contemporaneamente l’accorpamento tra le aziende
ASA/CIGRI/ASAV scaturito dalla individuazione del gestore
unico di ambito, ha imposto repentinamente la necessità
di avviare il processo di armonizzazione fra le tre
aziende. I profili gestionali che caratterizzavano le
singole realtà territoriali sono in corso di
riassetto e il modello operativo che ne uscirà
– già in fase di avanzata reingegnerizzazione
– consentirà di uniformare e modernizzare
su tutto il territorio la performance dell’azienda
verso la clientela.
Il lavoro di riorganizzazione ha comportato la verifica
della situazione iniziale nella quale le procedure,
i regolamenti, i sistemi di fatturazione e di accesso
al servizio erano differenziati, e l’obiettivo
è quello di unificare i processi, i regolamenti,
di formare e integrare il personale per rimuovere le
criticità e sviluppare un’azione innovatrice
volta al soddisfacimento di quelli, che nella parte
iniziale del mio intervento, ho definito come i bisogni
riconducibili a quei contenuti di carattere “immateriale”
che, invece, costituiscono sempre più il nerbo
portante dei rapporti con i cittadini nell’erogazione
del servizio.
Alcuni dati (vedi slide)
ASA opera in un territorio di ca. 356.000 abitanti con
123.000 utenti acqua che sono ripartiti in quelli provenienti
dell’area ex ASAV Alta Val di Cecina (blu), da
quelli dell’ASA (giallo), e infine da quelli della
ex CIGRI Val di Cornia (verde).
Ogni anno si elaborano circa mezzo milione di bollette,
solo per il servizio idrico, quasi altrettante per quello
gas.
Il totale dei contatti annui con i clienti acqua, tra
sportello fisico e sportello telefonico, sono circa
63.000. La media generale dei contatti giornalieri è
pari a 265 unità, il numero degli sportelli fisici
è pari a 15, il numero degli sportelli telefonici
a bassa funzionalità 3, quelli ad alta funzionalità,
cioè i call center che sono in grado di svolgere
tutte le funzioni, al momento solo 1 nell’area
Val di Cornia. Le ore annue di attività di front
office sono oltre 11.000.
Il progetto di riorganizzazione al quale stiamo lavorando,
e che porterà dall’inizio dell’anno
a percepire concretamente il nuovo approccio di ASA
nella gestione dei clienti prevede l’uniformazione
e l’armonizzazione delle procedure, delle norme
operative e molte sono volte alla semplificazione. Abbiamo
infatti verificato la lentezza di alcune procedure,
legate a vecchi schemi organizzativi che hanno il doppio
svantaggio di essere “pesanti” come impatto
interno e poco funzionali o comode per i clienti.
Sappiamo ad esempio che per quasi tutte le operazioni
il cliente deve recarsi agli uffici: oggi, per fare
un nuovo contratto, ad esempio, il cliente deve presentarsi
sino anche a tre volte allo sportello.
Per sintetizzare, data l’ora, posso dire che
l’obiettivo è quello di non farlo mai muovere
da casa, se preferisce.
Canalizzare dunque le richieste attraverso altri mezzi
come il telefono, il web consentirà di rendere
più accessibili e comodi i servizi e di abbattere
gli alti costi attuali legati alla necessità
di avere una forte struttura di front-office. L’azienda
ha già questo patrimonio di esperienza, così
già gestiamo una parte del territorio e tale
esperienza, adeguatamente rafforzata e diffusa costituirà
il modello operativo prossimo.
La centralizzazione della fatturazione è in corso,
attualmente sono attive tre fatturazioni differenziate
(una per ogni distretto territoriale proveniente dalle
altre aziende); il regolamento e la carta del servizio
sono all’attenzione dell’ATO, l’azienda
l’ha verificato e nei prossimi mesi saranno approvati
dall’Autorità e applicati su tutto il territorio.
Stiamo riverificando anche la bolletta dell’acqua.
Naturalmente coinvolgeremo le associazioni dei consumatori;
per il momento sono allo studio alcune modifiche. L’attuale
format ha uno standard già di buon livello che
tuttavia stiamo cercando di migliore sia nel senso della
leggibilità che della connotazione di foglio
di informazione/comunicazione.
Alle associazioni dei consumatori porteremo il nostro
progetto per avere osservazioni e contributi, che sono
molto utili. Per rispondere rapidamente a Masoni noi
crediamo veramente nel rapporto con le associazioni
dei consumatori come momento non di antagonismo, ma
come momento di confronto e crescita.
Come ho detto prima disponiamo di un call center operativo
nella zona ex CIGRI (Val di Cornia) ma la maggior parte
dei servizi vengono erogati tramite sportello fisico.
In questi mesi li abbiamo riprogettati in modo che perdano
quella connotazione di luogo dove si va a fare la fila
e dove si sta in lunga attesa: diverranno degli spazi
dove l’elemento attesa viene per così dire
smaterializzato in una pluralità di funzioni.
Dove saranno presentati i prodotti dell’azienda,
dove attraverso corner comunicazionali o funzionali
sarà possibile ricevere informazioni o svolgere
direttamente tramite computer operazioni assistite senza
l’ausilio dell’operatore di front office.
L’obiettivo dell’azienda è quello
di diminuire il più possibile il numero e gli
accessi agli sportelli fisici, favorendo e potenziando
al massimo la multicanalità di accesso.
In ogni caso gli sportelli fisici saranno garantiti
nei presidi principali, quindi nei comuni più
grandi, così come previsto dalla convenzione
di affidamento AATO.
Lo sportello telefonico sarà potenziato, l’idea
è quella di disporre di un call center che agisca
su due fronti: un contact di primo livello che probabilmente
realizzeremo in outsourcing, quindi un call center interno
di secondo livello per operazioni più complesse
ma meno numerose.
Infine, il sito web è già stato progettato,
e sarà operativo entro pochi mesi.
L’abbiamo pensato come un canale molto operativo,
semplificato nelle funzioni di servizio e in grado di
offrire molte operatività come il pagamento della
bolletta, la verifica dello stato dei pagamenti precedenti
e dei consumi, per l’inserimento dell’autolettura,
nonché per eseguire on line tutte le operazioni
di richiesta di servizio, dal contratto alle variazioni
contrattuali come il subentro ecc.
Si chiamerà asasi.it.
Sarà organizzato in due distinte sezioni: una
parte dedicata alle informazioni e una parte interattiva.
Nella parte informativa tra l’altro si illustra
la bolletta: come si legge, com’è strutturata,
quali sono le tariffe applicate. Nella parte interattiva
invece sarà possibile accedere, come dicevo,
a una serie di funzioni on-line che permetteranno di
fare operazioni attraverso uno sportello virtuale anche
per avere informazioni o formalizzare reclami.
Abbiamo inserito anche due “giochi”, il
primo permetterà di verificare se i nostri consumi,
rispetto alle caratteristiche della nostra famiglia,
sono in linea con gli standard, il secondo invece sarà
orientato al risparmio idrico e ci proporrà accorgimenti
e modifiche di abitudini che data la nostra disponibilità
alla loro attuazione proietteranno il risparmio idrico
ed economico che potremmo ottenere in un anno: insomma
un modo diverso, e crediamo più divertente, di
parlare di salvaguardia delle risorse idriche.
Io ho finito, cercando il massimo della sintesi, e
vi ringrazio molto per l’attenzione.
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