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Geremia Merlone, Responsabile Provinciale ADICONSUM Livorno

Le Nazioni Unite hanno scelto il 2003 come anno internazionale dell’acqua, consapevoli dell’importanza che la risorsa acqua assume e assumerà sempre di più a livello mondiale.
Sappiamo che l’oro blu sarà causa scatenante di conflitti mondiali per il possesso delle fonti di approvvigionamento, e che già oggi la situazione è drammatica:
§ una persona su 7 al mondo non ha diritto all’acqua potabile;
§ ogni anno circa 2 milioni di morti e centinaia di migliaia di malattie sono causate da carenze idriche e dall’ inquinamento delle acque;
§ in Italia la situazione delle risorse idriche, versa in condizioni assai critiche. In questi ultimi anni il carico d’inquinamento ambientale è talmente elevato che l’acqua non è più in grado di autodepurarsi col solo processo idrogeologico e ha bisogno perciò, prima del suo utilizzo, di essere preventivamente depurata.
Ciò viene indicato anche nella Direttiva 98/83 CE concernente le acque destinate al consumo umano. Tale direttiva, al punto 8 della premessa recita testualmente: “per consentire alle imprese erogatrici di rispettare le norme di qualità per l’acqua potabile occorre garantire, grazie a idonee misure di protezione, la purezza delle acque di superficie e sotterranee e che lo stesso scopo, si può raggiungere applicando opportune misure di trattamento delle stesse prima dell’erogazione”.
Occorre dunque garantire in ogni caso l’acqua potabile ai cittadini. L’importanza della purezza dell’acqua in teoria da tutti riconosciuta e condivisa, nella pratica e ben lungi dall’essere perseguita. Essa è assieme al risparmio idrico energetico una delle emergenze del nostro pianeta, che la ricerca tecnico- scientifica è chiamata a risolvere.
Le soluzioni tecniche, tuttavia non bastano a risolvere il problema se non sostenute da un adeguato ordinamento giuridico; per questo motivo contemporaneamente alla ricerca sperimentale di nuove tecniche per il trattamento dell’acqua potabile, occorre migliorare le norme giuridiche che regolano l’uso alimentare dell’acqua. Se andiamo a cercare il termine potabile su un vocabolario della lingua italiana si legge testualmente “che si può bere senza pregiudizio per la salute”. Un’acqua è dunque potabile, quando bevuta non arreca danni alla salute, quando cioè le caratteristiche organolettiche e le concentrazioni di sostanze sono tali da non arrecare disturbi al nostro organismo.

La Toscana è stata la prima Regione in Italia a realizzare la riforma dell’organizzazione dei servizi d’acquedotto, fognatura e depurazione. Il modello toscano si è basato, da un lato su una profonda riorganizzazione delle competenze pubbliche in materia di servizio idrico; dall’altro su una profonda riorganizzazione industriale. L’obiettivo è garantire la fornitura d’acqua potabile a tutti i cittadini, in quantità giusta e di buona qualità.
In Toscana c’è un patrimonio di aziende Municipalizzate che si sono trasformate, aggregate in dimensioni più ampie. Basti pensare che nel settore delle risorse idriche si è passati da 150 gestori a 6 gestori di ambito e che oggi possono aprirsi a capitali privati, soddisfacendo così le esigenze della concorrenza e del mercato, ma anche acquisendo nuove capacità organizzative e tecniche e forti volumi di investimento. La questione degli investimenti non deve essere trascurata: in Toscana saranno necessari nei prossimi 20 anni 2600 milioni di euro per il miglioramento delle reti idriche e se pensiamo che 438 milioni di m3 di acqua che corrono in una rete di 25000 km di acquedotti subiscono una perdita di circa il 40%, ci rendiamo conto di quanto fondamentali siano gli investimenti per la salvaguardia della risorsa idrica.

Firenze ha ospitato a marzo il forum mondiale sull’acqua promosso da “organizzazioni non governative”. Nell’occasione la Regione Toscana ha presentato ”la carta per il futuro dell’acqua”, una specie di statuto per affermare il diritto di tutti all’acqua.
Il documento sottolinea che l’acqua non è un prodotto commerciale ma un bene comune e che come tale è un patrimonio che va protetto e difeso, salvo il recupero dei costi dei servizi idrici.

Per l’Ato 5 Costa Toscana il gestore unico è la società ASA S.p.A, azienda tutta pubblica, per la quale però è in corso una gara ad evidenza pubblica per la cessione del 40% ad un partner privato. L’apertura ai privati nella partecipazione agli investimenti e alla gestione del servizio costituisce un alleggerimento degli oneri della spesa pubblica permettendo così il raggiungimento di quegli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità della gestione. Questo però non deve far dimenticare che ci troviamo di fronte a beni essenziali per la qualità della vita dei cittadini, per lo sviluppo ambientale e sostenibile, noi come Adiconsum riteniamo che il mantenimento del controllo pubblico sulle aziende delle risorse idriche è molto decisa e ferma, quindi questa percentuale non deve essere superata.

Altro tema sul quale porre particolare attenzione è quello delle tariffe. Dal 1966 ad oggi a fronte di un’inflazione media del 2,4% vi è stato un aumento medio nazionale del servizio idrico del 5,2%, riferito ad una spesa annua di una famiglia per consumo di 200m3 annui d’acqua.
L’Ato 5 ha la tariffa più alta della Toscana come spesa media annua per famiglia (fonte Cispel). Mentre la città di Livorno risulta al 3° posto sia come tariffa media acqua potabile - euro M3 sia come tariffa media acqua ciclo servizio idrico integrato su un campione di 36 città italiane (fonte Federgasacqua).
Per noi consumatori sono record e piazzamenti negativi che non ci rendono per niente felici.
Occorre che il sistema di programmazione pubblica assicuri un’adeguata gradualità per i riallineamenti tariffari di ambito territoriale, che vengano adottate articolazioni tariffarie in grado di sostenere le azioni e i comportamenti virtuosi, che siano definite e ammodernate le tariffe con finalità sociali. Dobbiamo guardare ad esempi positivi che possano guidare l’azione comune verso l’organizzazione dei servizi in modo tale da integrare nella gestione le problematiche di carattere sociale e ambientale. Un buon esempio è quello dell’Autorità di ambito n°3 del Medio Valdarno che ha recentemente approvato un regolamento per le agevolazioni tariffarie per le utenze più deboli che verrà applicato ai nuclei familiari che hanno difficoltà economiche a sostenere il costo della fornitura idrica e in cui sono presenti ultra sessantacinquenni, invalidi o che per esigenze mediche abbiano bisogno di un maggior consumo d’acqua: il reddito verrà identificato con il metodo ISEE. E’ una prima sperimentazione alla quale speriamo ne seguano altre, nell’ottica di prestare soprattutto particolare attenzione alle famiglie bisognose.

Il tema delle tariffe richiama quello della necessità di politiche adeguate per gli investimenti in modo che i costi non ricadano tutti sulla tariffa. Occorre inoltre determinare sinergie tra ambiti territoriali e di conseguenza tra aziende per la progettazione, l’ammodernamento e l’utilizzo dell’impianti.
Anche per questi motivi pensiamo che sia assolutamente necessario introdurre uno strumento come quello di un Osservatorio Regionale, con reali caratteristiche di terzietà, che sia in grado di svolgere un’efficace funzione di controllo, di coordinamento dell’attività dei soggetti regolatori esistenti (le Autorità di Ambito), di fornire dati di comparazione per favorire una competizione di qualità sul piano dell’efficienza e della sostenibilità delle tariffe.
In questo quadro dovrà essere garantito un ruolo attivo ai rappresentanti degli Enti locali, delle categorie economiche, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni dei consumatori.

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