Paolo Matina, Dirigente
responsabile dell'Area Tutela delle Acque Regione Toscana
La parola è ora a Paolo Matina, Dirigente responsabile
dell'Area tutela delle acque interne e costiere della
Regione Toscana
Considerando l'ora, rinuncio ad illustrare le slides
preparate, che voi avete in cartella e potrete verificare
in seguito con calma. Vorrei invece riprendere alcuni
argomenti del dibattito che sono particolarmente stimolanti,
per collocare i vari tasselli delle questioni nell'ambito
di quelle che sono le politiche e le iniziative della
Regione, per capire quanto siamo inseriti in un disegno,
quanto le diverse singole azioni, le diverse singole
aspettative sono inserite in un disegno, in una strategia
che le rende efficaci nel complesso.
Una considerazione prima di tutto: partiamo dalla questione
“acqua”: per fortuna si parla del problema
dell'acqua da tutti i punti di vista, ambientale, economico,
produttivo, sociale, addirittura si è accennato
ai problemi della democrazia e della pace in relazione
all’acqua vissuta come problema. Tra l'altro la
Presidenza della Regione, in prima persona il Presidente
Martini, porta “sul tavolo” le questioni
dell'acqua in tutte le occasioni di contatti e di rapporti
internazionali.
Questo sta a significare che l'esperienza, le riflessioni,
la nostra professionalità, il "know how"
dei modelli toscani è un qualcosa che non si
ferma, non si limita esclusivamente alla realtà
toscana, ma può avere davvero degli sviluppi
esterni e significativi. Il problema dell'acqua però
non è un problema italiano e nemmeno toscano;
l'acqua storicamente non ha mai costituito un problema,
né per lo sviluppo economico, né per quello
agricolo, né per quello urbanistico, né
da un punto di vista qualitativo, né da un punto
di vista quantitativo.
Di conseguenza non ci sono mai state politiche specifiche
per l'acqua; le prime si sono manifestate, per la Toscana,
dopo l’alluvione di Firenze e successivamente
si sono sviluppate all’interno di una politica
di difesa del suolo; negli ultimi anni, anche su pressione
delle iniziative della disciplina comunitaria, si sono
sviluppate anche politiche di difesa della qualità
delle acque; infine negli ultimi mesi, anche in questo
stesso periodo, in Toscana la mancanza di acqua sta
diventando un problema significativo. Tanto che dobbiamo
mettere mano agli strumenti, alle politiche, dobbiamo
mettere mano anche al portafoglio, alle richieste, come
veniva accennato adesso nell'ultimo intervento dell'Assessore
del comune di Livorno, per far fronte ai costi aggiuntivi
dell'emergenza idrica.
Quindi da un “non problema” di qualità
e di quantità dell’acqua, si sta passando
a un problema: il tema acqua necessita adesso di un
governo che prima non esisteva.
Le leggi di riferimento risalgono alla metà degli
anni '70; le prime leggi sulla qualità dell'acqua
risalgono agli anni ’90: la legge Merli, (inizio
anni '90), la legge Galli, le direttive comunitarie
(fine degli anni '90), il disegno organico della direttiva
quadro del 2000, la normativa sui servizi pubblici locali
di rilevanza ambientale, acquistano proprio in questi
ultimi anni, in queste ultime settimane e mesi, una
rilevanza degna di nota per quanto riguarda il servizio
idrico.
L'acqua si distingue da tutti gli altri servizi di
rilevanza ambientale. Siamo in una fase storica di trasformazione
in cui gli aspetti culturali di indirizzo più
generale hanno avuto un'accelerazione, un'evoluzione,
soprattutto negli ultimi anni, tale da imporre a tutti
riflessioni, azioni, messa in atto di strumenti per
affrontare il problema, un problema caratterizzato da
molteplici aspetti che fino a oggi, o non hanno avuto
nessun tipo di regolamentazione, o hanno avuto delle
regolamentazioni parziali e limitate.
In Toscana, è inutile sottolinearlo, siamo,
da questo punto di vista, in una situazione superiore
di un gradino rispetto al restante panorama nazionale
e possiamo affermare che siamo proprio nel più
vorticoso momento di un grosso processo di trasformazione
storica, per non dire epocale, dove è stato e
viene ridisegnato tutto il quadro degli strumenti a
disposizione.
Tutti gli interventi, tutte le azioni, tutti i convegni,
tutte le iniziative relative all'acqua, ai servizi idrici
fanno riferimento a degli obiettivi, a dei recuperi
di iniziativa, a dei gap storici che oggi devono essere
coperti il più velocemente possibile per arrivare
ad una gestione unitaria e ad un approccio complessivo
del problema “acqua”.
Cerchiamo di distinguerli per capire anche da un punto
di vista regionale, per poter collocare l'esperienza
locale di una provincia, di un'area come questa vostra,
in un contesto generale e verificare quali agganci possono
avere rispetto a strumenti e processi non soltanto locali,
ma di carattere generale.
La prima considerazione è quindi che siamo in
una fase storica, questo ci porta alla consapevolezza
che la fase è molto complessa e presenta molte
sfaccettature.
Un primo aspetto, quello culturale più generale:
si sta parlando di Agenda 21. Abbiamo visto anche il
vostro lavoro specifico sull'acqua: la Regione - insieme
a tutti i soggetti istituzionali e non istituzionali
coinvolti nell'approvazione, una settimana fa, del disegno
di legge sui servizi pubblici di rilevanza economica,
dove l'acqua ha una parte rilevantissima - nel corso
dell'anno internazionale dell'acqua, in occasione di
tutte le iniziative (dal meeting internazionale di Kyoto
a tutte le altre iniziative) si è presentata
con una propria carta dell'acqua.
Quel documento è circolato e penso che molti
lo abbiano visto e letto; anche ieri l'abbiamo presentato
a tutto il sistema scolastico per veicolarlo, attraverso
gli insegnanti e gli studenti, anche al mondo delle
famiglie.
Carta dell'acqua che, da un punto di vista “culturale
generale”, di politica generale, di valori, afferma
il valore, l'accezione dell'acqua come bene comune,
come risorsa limitata etc...
Diventa pertanto un'acquisizione generale, di sottofondo
a tutte le nostre azioni, considerare il fatto che l'acqua
è un aspetto fondamentale della vita, di tutti
gli aspetti della vita e come tale deve essere trattata
in maniera particolare.
Carta dell'acqua, che poi vuol dire Agenda 21, che
poi vuol dire integrazione agli statuti degli enti,
che poi vuol dire elementi fondanti delle attività
di un gestore che, secondo la legge regionale, secondo
il modello toscano, deve essere e rimanere a prevalente
capitale pubblico e quindi diciamo che la componente
istituzionale pubblica ha un valore e un rilievo di
particolare interesse.
Non cediamo, non privatizziamo. Non deleghiamo esclusivamente
all'interesse economico, al rischio d'impresa, alla
redditività del settore, nonostante sia un settore
a rilevanza economica. L'acqua, a differenza di tutti
gli altri servizi di rilevanza ambientale, la affidiamo,
con una limitazione: che questa deve essere una gestione
particolare, con una particolare attenzione agli aspetti
sociali e di equa, universale accessibilità.
Spesso abbiamo visto e continuiamo a vedere trattare,
governare separatamente processi analoghi, componenti
di segmenti completamente distanti l'uno dall'altro
in relazione all'acqua, ad esempio l'approvvigionamento:
ancora oggi parliamo di approvvigionamento idropotabile,
e abbiamo dei soggetti, delle strutture, delle politiche,
degli strumenti, delle regole di finanziamento specifiche
per questo uso, e poi abbiamo l'approvvigionamento industriale
e poi abbiamo l'approvvigionamento irriguo e poi l'approvvigionamento
risultante dal riutilizzo delle acque reflue.
Abbiamo cioè delle politiche e, conseguentemente,
delle azioni che sono separate, segmentate, quando invece
l'acqua è un unico bene al quale si attinge sia
per l'industria, sia per l'agricoltura, sia per l'uso
idropotabile, e che subisce delle conseguenze nel complesso
di queste azioni. Analogamente a volte consideriamo
separatamente l'approvvigionamento dalla depurazione.
Il caso emblematico, tipicamente contraddittorio, è
il sistema della città di Prato che ha una rete
di approvvigionamento e una rete di collettamento delle
acque reflue che è pubblica ed è all’interno
di un servizio integrato; e poi, in fondo, abbiamo un
depuratore gestito da un consorzio costituito prevalentemente
da soggetti industriali, con una gestione e una programmazione
di strumenti, anche tariffari, completamente diversi.
Analogamente al ciclo idrico (prelievo, utilizzo, depurazione,
restituzione all'ambiente), anche e soprattutto le politiche,
quelle territoriali, agricole, industriali, di tutela
ambientale, sono segmentate, con il risultato che le
problematiche dell'acqua risultano scisse dalle diverse
altre politiche.
La Regione, da questo punto di vista, fornisce il proprio
contributo attraverso la redazione di un piano regionale
di azione ambientale che è stato già presentato
nelle sedi provinciali e che verrà ufficialmente
presentato nella sua versione finale dall'Assessorato
all'ambiente la settimana prossima in occasione della
conferenza sull'ambiente del 4 e del 5 novembre. In
questo piano tutte le politiche della tutela ambientale,
non soltanto quelle dell'acqua, vengono messe in relazione
tra loro e considerate come presupposto, come legante
delle altre politiche settoriali.
Il piano regionale di azione ambientale è da
considerarsi un primo strumento. Ve ne sono molti altri
che ovviamente, anche in maniera molto più efficace
a livello locale, possono portare ala soluzione di questo
problema.
Il quadro istituzionale è quindi questo: veniamo
da un non governo in cui tutte le questioni dovevano
essere affrontate dai comuni, poveri comuni, e conseguentemente
le gestioni, le programmazioni… erano tante e
spezzettate.
Poi c’erano alcune competenze come le concessioni
per il prelievo affidate in parte alla Regione, in parte
addirittura al Ministero.
Con il nuovo quadro istituzionale che è attivo
da pochissimo tempo, che sta fortificandosi e che avrà
bisogno, anche in questo caso, di un po' di tempo, soprattutto
in relazione alle nuove competenze delle Province, abbiamo
un disegno chiaro: ci sono gli ATO, per la gestione
del servizio idrico integrato e le Province, per le
competenze sul ciclo idrico, dal prelievo allo scarico.
Questo quadro istituzionale è in evoluzione,
in assestamento, è soltanto alle prime mosse
e ancora oggi però è mancante di altre
componenti fondamentali dell'azione del ciclo idrico
e all'acqua in generale; gli strumenti di programmazione
sono analoghi a quelli del servizio idrico integrato,
piani d'ambito e quant'altro, con i piani di riutilizzazione
a scopi industriali, con i piani di riutilizzazione
a scopo irriguo, che seguono tutt'altre logiche, tutt'altre
verifiche e obiettivi.
Si tratta quindi di un quadro istituzionale in corso
di assestamento, che deve ovviamente essere soggetto
ad un ulteriore affinamento, anche in relazione a quelle
che sono delle politiche forti di indirizzo e di guida
da parte della Regione; sarebbe indubbiamente sbagliato
che un bene così importante come l'acqua, con
delle valenze aperte tra Ambito e Ambito, tra Provincia
e Provincia, addirittura tra Regione e Regione, fosse
soggetto alla dimensione della programmazione locale,
dovrebbe anzi ottenere degli indirizzi e dei coordinamenti
a livello regionale.
Ci sono inoltre dei vuoti da riempire da un punto di
vista conoscitivo: il quadro conoscitivo è infatti
esaustivo per quanto riguarda le acque superficiali,
è ancora limitato ed incompleto per quanto riguarda
le acque sotterranee.
Da questo punto di vista, l'iniziativa dell'ARPAT,
delle Regioni e delle Amministrazioni provinciali è
importante e significativa, però il quadro è
in evoluzione: non disponiamo ancora di tutti quegli
elementi necessari per formulare precisamente numeri,
standards, limiti, obiettivi specifici zona per zona,
perché molte zone non sono coperte dalla completa
conoscenza.
Anche il quadro programmatico è ancora in evoluzione:
il primo strumento è il piano di tutela delle
acque. Soltanto alla fine di questo anno, tra poche
settimane, la Giunta lo presenterà in bozza,
poi sarà approvato definitivamente alla fine
del 2004. La programmazione e la pianificazione per
bacino sono ancora incomplete, si faccia riferimento
alla determinazione dei bilanci idrici, alla definizione
del deflusso minimo vitale e a tutta un'altra serie
di indicazioni a scala di bacino idrografico; non esistono
infine degli analoghi riferimenti programmatici e pianificatori
per quanto riguarda le utilizzazioni dell'acqua per
usi diversi da quello non potabile.
Abbiamo ancora delle mancanze, lacune, che stiamo coprendo
con la legge sui servizi, ma non è sufficiente.
Ancora, il quadro legislativo del Decreto 152 delle
acque a livello regionale deve essere completato per
quanto riguarda aspetti che non sono marginali - gli
scarichi, la definizione delle acque meteoriche e altre
definizioni che qui tralascio, ma che comunque costituiscono
un tassello importante per completare il quadro del
governo del ciclo delle acque.
Stiamo attuando proprio in queste settimane la modifica
della legge sui consorzi di bonifica e ci rendiamo conto
di quanto la completezza normativa abbia importante
rilievo nel governo delle acque.
Anche su questo versante l'impegno è comune tra
enti locali, province, ANCI e Regione e sta procedendo
speditamente.
Abbiamo un quadro economico-finanziario estremamente
frantumato e non adeguato, anche laddove i piani d'ambito
hanno teoricamente una copertura con il pieno gettito
della tariffa nell'arco degli anni; l'emergenza oggi,
ed altre problematiche relative alla qualità
delle acque ieri, rendono quei piani, quei gettiti,
non congruenti con le necessità di intervento.
Anche in questo caso la Regione propone di intervenire
con anticipazioni laddove si interviene con contributi,
fondi comunitari e nazionali per interventi specifici,
per esempio il caso locale dell'accordo con Solvay per
il piano di riutilizzo delle acque dei depuratori di
Cecina e di Rosignano con dei finanziamenti strutturali
o con altri finanziamenti statali, per esempio il risanamento
dell'inquinamento da mercurio - sempre per rimanere
nella stessa zona e nello stesso accordo.
Analogo intervento è contenuto nel Piano Regionale
di Azione Ambientale della Regione per un programma
straordinario per l’approvvigionamento idrico,
per gli interventi del servizio idro-potabile e per
il risparmio. Sono importanti segnali che potranno tradursi
in una forma di co-finanziamento regionale di 50.000.000
di Euro. Sono significativi passi in avanti verso quel
riconoscimento all'acqua, alla gestione dell'acqua che
fino a ieri non vedevamo nel bilancio regionale.
Ho concluso. Queste sono importanti iniziative, ma
costituiscono solo un primo passo; è già
stato fatto molto sul piano delle politiche tariffarie
del servizio idrico, ma molto ancora dovrà essere
realizzato sul piano delle politiche tariffarie relativamente
alle concessioni per altri usi, irriguo ed industriale,
con un programma realistico, concordato tra tutti i
soggetti interessati, secondo gli indirizzi che Regione
determinerà gradualmente.
Dovrà essere posto l’accento sull’adeguamento
delle politiche tariffarie per rendere efficaci gli
interventi di riutilizzo delle acque reflue –
attualmente a questi è troppo concorrenziale
il prelievo quasi gratuito da falda.
Su questo versante i un ruolo importante verrà
rivestito dai controlli: ogni evoluzione si basa anche
su un sistema di controllo.
Termino facendo soltanto un riferimento alla realtà
locale e mi scuso per non averne fatti fino ad ora:
la realtà della provincia di Livorno e le realtà
specifiche della Val di Cornia, dell'arcipelago, della
Bassa Val di Cecina, dell'Alta Val di Cecina, insieme
alle realtà della provincia di Pisa, costituiscono,
per il problema delle risorse idriche, un campo e un
laboratorio particolarmente battuto da tutti gli accordi,
da tutti i finanziamenti, da tutte le intese, da tutti
gli interventi regionali. Si può pertanto affermare
che proprio questa area, queste zone stanno beneficiando
di una particolare attenzione che trova giustificazione
nel fatto che indubbiamente vi sono problemi la cui
risoluzione è soltanto nella fase di avvio, ma
per i quali è stata individuata una strada. Voglio
soltanto fare riferimento all'accordo per la Solvay,
all'accordo per il bacino sperimentale pilota del Cecina
e, altra sede importante di sperimentazione, all'accordo
e a tutta l'evoluzione del quadro degli strumenti per
rendere l'arcipelago e in particolar modo, l'Elba, autonoma
per quanto riguarda l'approvvigionamento idrico.
Questo appunto per dire che ci aspettiamo, dalle varie
iniziative, dall'Agenda 21, dalle iniziative degli enti
locali della zona e dei soggetti interessati, un contributo
che va al di là della risoluzione degli aspetti
specifici locali ma può essere significativo
per tutta la regione.
|