» Programma dell'Incontro
  > APERTURA
    » Gianfranco Simoncini
    » Claudio Vanni
    » Paolo Rotelli
  > IL PROCESSO DI AGENDA 21 LOCALE DELLA PROVINCIA DI LIVORNO
    » Francesca Rolla
  > L'EVOLUZIONE DEL SISTEMA DEI SERVIZI IDRICI
    » Enrico Barbarese
  > IL MODELLO TOSCANO DI GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO
    » Alfredo De Girolamo
    » Luca Bussotti
  > LE INIZIATIVE PER LA SALVAGUARDIA DELLA RISORSA IDRICA
    » Paolo Matina
    » Enrico Bartoletti
    » Luca Barsotti/Enrico Montagnani
    » Alessandro Bracaloni
    » Stefania Nuvoli
  > LE INIZIATIVE PER LA TUTELA DEL CONSUMATORE
  > LINEE GUIDA PER UN CORRETTO RAPPORTO GESTORE/UTENTE
    » Luca Barsotti/Enrico Montagnani
  > PROPOSTE DELLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI
    » Roberto Boschi
    » Alessandro Masoni
    » Geremia Merlone
    » Benedetto Tuci
  > LE RISPOSTE DEL SOGGETTO GESTORE: LA CUSTOMER CARE, IL FRONT-END COMMERCIALE, LA MULTICANALITA'
    » Giovanni Panizzi
  > LINEE GUIDA PER UN CORRETTO RAPPORTO GESTORE/UTENTE
    » Marco Della Pina
     

  Organizzazione:
ASA SpA
Area Marketing Strategico Istituzionale
Provincia di Livorno Area Programmazione
Formato WordFormato PDF

Marco Della Pina, Assessore all'Ambiente della Provincia di Livorno

Per le conclusioni, la parola va a Marco Della Pina, assessore alle politiche ambientali della Provincia di Livorno

Vi chiedo soltanto pochi minuti di attenzione. Non cercherò di trarre delle conclusioni. Non credo sia possibile anche soltanto sintetizzare il ricco panorama di interventi di questa mattina. Cercherò di mettere insieme e di confrontare con voi alcune mie riflessioni, frutto totalmente personale, ricavato da ciò che ho ascoltato..

Primo elemento di riflessione: uso razionale delle risorse, in particolare uso razionale della risorsa acqua. Io sono abbastanza perplesso di fronte a queste parole, perché vedo qui davanti a me una bottiglia di acqua minerale, l’unica acqua che noi generalmente consumiamo ogni giorno. Osservo il paradosso, sotto il profilo ambientale, economico, sociale e culturale, della presenza di questa acqua, contenuta inoltre all’interno di una bottiglia di plastica! Osservo quindi che noi parliamo di uso razionale della risorsa acqua in relazione ad una risorsa che in realtà non fa più parte della nostra alimentazione, del nostro consumo quotidiano. Ancora, quale uso razionale della risorsa acqua possiamo richiamare o promuovere, se non partiamo dalla consapevolezza di una assoluta incoerenza, assurdità, o contraddizione che ci presenta un divario tra i costi di questo tipo: l’acqua che viene concessa per usi irrigui viene pagata 0,002 millesimi di euro al metro cubo, l’acqua consumata dalla Lucchini e dalla Solvay costa a queste aziende 0,03 millesimi di euro, l’acqua che noi paghiamo ad ASA per i nostri consumi quotidiani ci costa circa 1 euro a metro cubo, l’acqua reale, concreta, che noi beviamo tutti i giorni, ci costa 1.000 euro a metro cubo !

La provincia di Livorno mi appare interessante e mi piace perché presenta una originale mescolanza di locale e globale che invita ad una riflessione proprio sull’acqua: anche da noi, come nel mondo, l’acqua è una risorsa preziosa, ma scarsa. Continuo ad usare il termine risorsa, ma non mi soddisfa. Risorsa ha una accezione fortemente economica. L'acqua in realtà non dovrebbe essere considerata una risorsa, ma un diritto, perché senza acqua, come senza aria, si muore. Quindi è un diritto dei cittadini livornesi, così come è un diritto di sei miliardi di persone che vivono in questo momento nell’ecosistema terra. Ma se l’acqua è un diritto, non può essere considerata un bene economico, soggetto alla casualità, al fatto di essere nati in un paese ricco, potente o fortunato, oppure in un paese povero, debole e senza risorse idriche. L’acqua è un diritto irrinunciabile, quindi non può che essere un bene comune, non può che essere governata secondo i principi che regolano l’uso dei beni comuni, a Livorno come nel mondo.
Non capisco perché ci sia la banca mondiale e non ci debba essere un governo mondiale dell'acqua che controlli il rispetto delle regole in tutti i paesi e garantisca il diritto dei popoli all’acqua, impedendo, ad esempio, la grave situazione che si è delineata in Palestina, dove un intero popolo viene “assetato” da un altro. E di esempi se ne potrebbero citare molti altri, penso ad esempio alla “guerra dell’acqua” in Bolivia.

A mio parere, è necessario partire dal presupposto che l’acqua, come l’energia , l’aria o la biodiversità , costituisce un’esigenza primaria che garantisce il diritto fondamentale, il diritto alla vita, e che quindi il suo utilizzo deve prevedere delle regole universali.


Qualcuno potrebbe obiettare che la definizione dell’acqua come diritto, e non come bene economico potrebbe originare un sistema di sprechi. Non lo credo. Proviamo ad esaminare brevemente il percorso storico dell’uso dell’acqua: nel Medio Evo l'acqua era un bene del sovrano, una regalia sovrana, un bene che veniva concesso sulla base di norme ben definite, miranti all’equilibrio ambientale e all’uso razionale della risorsa, e sulla base della corresponsione di certi tipi di doveri da parte dei sudditi nel caso di un uso economico. Poi chiaramente c'è stata l'evoluzione capitalistica e l'acqua si è trasformata in un bene che si può tranquillamente consumare senza nessuna regola e nessun costo, che può essere sfruttato, reperito e portato all'interno, in particolare, dei processi produttivi, senza attenzione agli equilibri ambientali e all’uso razionale della risorsa..

Oggi credo che tutti possano riconoscersi all'interno di un percorso che dica “occorrono delle regole, l'acqua è un bene comune, prezioso, scarso, diritto di tutti. Ricostruiamo le regole, ricostruiamo il quadro dei diritti e dei doveri a cui tutti, senza nessuna esclusione, devono rispondere”. All'interno delle regole, dei diritti e dei doveri, ci stanno poi le singole responsabilità: istituzionali, sociali, individuali. Su questa base si misura il ruolo della Provincia. Noi cominciamo a ridefinire faticosamente, ad esempio, delle regole per quello che concerne la possibilità di chiunque di aprire un pozzo, privato sul suolo, ma in realtà pubblico nel sottosuolo, oppure di mettere una pompa aspirante nel fiume Cecina e prelevare quantitativi di acqua senza controllo e a costi irrisori.. Il primo elemento per ridefinire delle regole è la conoscenza . Per questo stiamo costruendo il database dei 16.000 pozzi presenti nella provincia di Livorno, dei prelievi industriali, agricoli e commerciali. Vogliamo rimettere ordine in tutto questa confusione per ristabilire delle regole che definiscano i diritti ed i doveri di tutti coloro che, a qualsiasi titolo, utilizzano la risorsa acqua. Partendo dall’alto, dai grandi utilizzatori, per arrivare alle aziende di gestione, fino al cittadino-consumatore. In questo modo, ognuno potrà veder meglio definito il proprio ruolo, ed anche i soggetti pubblici potranno lavorare in sintonia sui vari aspetti quantitativi e qualitativi della risorsa idrica.

A mio parere, sotto questa nuova ottica, possiamo cominciare a pensare anche in modo diverso ad alcuni problemi oggi al centro dell’attenzione, come quello della cosiddetta “privatizzazione” delle aziende di gestione dell’acqua. La privatizzazione credo che stia tutta all’interno di un percorso temporale che ha lentamente costruito il concetto dell’acqua come bene economico, il percorso della liberalizzazione. Questo percorso sta dentro il processo di globalizzazione, ma anche questo non è neutro. Forse la globalizzazione poteva andare in un’altra direzione., si tratta di esserne consapevoli. Quando nell'81 Brandt ha fatto un rapporto che qualcuno di voi forse ricorda, ha per la prima volta cominciato a parlare di interdipendenza in un senso che non era quello che poi ha vinto. A vincere non è stata l’interdipendenza di Brandt, bensì quella di Reagan. Oggi noi siamo dentro il processo di globalizzazione aperto negli anni di Reagan. La storia non si costruisce con i “se”, si tratta però di essere consapevoli che c’è stata una possibilità di interdipendenza non basata su quei meccanismi che sono diventati poi uno schema mentale rigido, quasi naturale, fondato sul dominio assoluto del mercato, per cui si doveva e si deve comunque liberalizzare, perché il privato è più bello, più efficiente, più “amabile”. Alcune sere fa in televisione hanno rievocato la tragedia del Vajont. Ricordate, la diga crollata, le migliaia di morti.

C'è stato un percorso temporale in cui siamo usciti dallo schema mentale del “privato”, che aveva provocato i morti del Vajont, e siamo tornati negli anni ’60 del Novecento a vedere il pubblico come elemento importante e portante di uno stato economicamente efficiente e socialmente equilibrato. Le famose nazionalizzazioni degli anni ‘60 sono poi degenerate in sottogoverno e burocrazia, ma questa è un’altra storia. Quello che mi preme sottolineare è che anche la privatizzazione di oggi sta dentro un percorso storico sul quale si struttura uno schema mentale.

La Regione Toscana ha elaborato e proposto una “Carta dell'acqua” in cui si sostiene che l'acqua è un bene comune. Ma io vorrei chiedere, dopo in particolare l’esperienza di Arezzo, il Comune di Livorno è proprio sicuro che i problemi di ASA si risolvono con un forte partner privato ? Siamo sicuri che questo partner privato entra e si mette in un angolino a guardare il bel mare di Livorno? Se noi siamo d’accordo che l’acqua è un bene comune, così come l’energia, occorre individuare anche i percorsi attraverso i quali noi rimettiamo in discussione i nostri schemi mentali che pongono al centro di tutto il mercato come se fosse un elemento naturale del vivere sociale, e cominciamo a riparlare di regole che ci permettano di “reinventare il pubblico”. Perché non ripensare anche al decreto Bersani sull'energia o al decreto Letta sul gas e rivederli da un'altra ottica? L'ottica per esempio della Bolivia, ricavando insegnamenti sia dalla guerra dell’acqua che da quella più recente del gas, prendendo consapevolezza della dimensione non soltanto locale, ma globale dei problemi.-

Concludendo, spero che le mie riflessioni possano portare un piccolo contributo a questo nuovo percorso di consapevolezza. La Provincia di Livorno, che qui rappresento, sta cercando di costruire un pezzetto di quelle regole di cui parlavo. Con il contributo di tutti i soggetti pubblici, io credo si possa raggiungere qui da noi per l’uso dell’acqua un sistema condiviso di diritti e doveri, rispondendo al tempo stesso all’imperativo etico di un nuovo mondo senza sete.


Formato WordFormato PDF