Alfredo De Girolamo, Presidente
CISPEL Confservizi Toscana
La parola è ora ad Alfredo De Girolamo, Presidente
di Cispel Confservizi Toscana che ci parlerà
appunto del modello di gestione del servizio idrico
Vi ringrazio dell'invito e di questa opportunità.
Si sta concludendo l'anno che l'ONU ha dedicato all'acqua,
alla risorsa idrica, con tantissime iniziative proposte
dagli enti locali, dalle associazioni, dalla Regione
e dai gestori toscani. Farò una piccola premessa:
molto spesso i cittadini e le associazioni dei consumatori
sostengono che in Toscana i servizi pubblici sono troppo
pubblici, gestiti in modo inefficiente, senza tener
conto di alcuni parametri che sono quelli del mercato,
che garantirebbero competitors, e quindi la scelta tra
più opzioni. Con i consumatori in questi mesi
abbiamo molto discusso, siamo arrivati anche ad un accordo
regionale di grande impegno per noi gestori e che per
i consumatori si sta traducendo in un lavoro che apre
le nostre aziende, rendendo percepibile quello che si
fa per gli utenti. E’ infatti fondamentale condividere
con i cittadini la riforma che in Toscana si sta attuando.
Oggi parleremo di acqua, ma la riforma riguarda i rifiuti,
il gas, il trasporto pubblico locale, per citare i settori
industriale del sistema di servizio pubblico toscano.
Ci sono direttive comunitarie che sanciscono l’apertura
al mercato e i paesi membri della comunità devono
uniformarsi nella gestione di questi servizi e di altri
ancora, come l'elettricità, le ferrovie, il trasporto
marittimo ed aereo. Ma mi fermo ai primi quattro settori
che devono avere un’uniformità di gestione.
Allora se per il gas e per il trasporto pubblico locale
abbiamo in Toscana applicato le direttive comunitarie,
nella gestione del servizio idrico e dei rifiuti, non
c’erano direttive comunitarie; quindi, abbiamo
lavorato, dall'applicazione della Legge Galli in poi,
per permettere che la gestione di questi servizi, avvenisse
sotto il modello di apertura al mercato, salvaguardando
la risorsa idrica.
Questo è stato realizzato con politiche di ambito,
per l'acqua e per i rifiuti; stiamo costituendo i gestori
di ambito, per l'acqua siamo molto avanti, per i rifiuti
un po' più indietro. Adesso stiamo aprendo queste
gestioni al mercato.
La prima grande obiezione che i cittadini fanno, molto
spesso è dovuta ad una incapacità di informare
da parte nostra, da parte dei Comuni, della Regione,
delle Province. Per il trasporto pubblico locale, la
Toscana farà le gare perché sono di competenza
provinciale e saremo tra i pochi in Italia; questo porterà
sicuramente ad avere risorse economiche gestite meglio,
economia di scala, capacità di poter offrire
il servizio dove serve, a costi chiari.
Sul gas ci sono ormai più venditori di gas e
quindi le nostre imprese in Toscana possono offrire
gas a prezzi diversi per l'uso civile, per l'uso abitativo;
il mercato si è aperto l'anno scorso e le nostre
aziende sono già competitive e pronte a svolgere
questo ruolo con capacità .
Come dicevo prima, si è pensato di applicare
la Legge Galli nell'acqua, il Decreto Ronchi nei rifiuti,
costruire la politica di ambito, avere gestori di ambito,
aprire in modo del tutto originale queste nostre gestioni
al mercato.
Nello specifico del servizio idrico possiamo parlare
di modello toscano, perchè abbiamo completato
il ciclo: cioè abbiamo costituito gli ambiti,
che sono i regolatori. La legge regionale, che è
stata appena varata dalla Giunta e che andrà
in Consiglio in questi mesi per la discussione dice
"il 49% dell’azienda deve essere in mano
pubblica" e non si può mettere sul mercato
più del 51%, questo è quello che i Comuni
hanno preteso, per la gestione dell’acqua. Evidentemente
in una s.p.a., i requisiti sono quelli previsti dal
codice civile, a cui non può sfuggire né
il comune, né un'azienda privata.
La grande rivoluzione che c'è stata in questi
anni in Toscana, è stata quella del passaggio
da circa 200 gestori del servizio idrico, pubblici,
privati, in economia, a 6 gestori d'ambito: Di questi
5 sono sicuri, il sesto, che sta per arrivare, è
quello dell’ATO 1 di Lucca e Massa Carrara, dove
i ritardi sono più forti e i problemi, legati
al fatto di non aver scelto la gestione d’ambito
aumentano. Quando, per esempio si troveranno d’accordo
sul gestore unico, si troveranno con una tariffa che
sarà ancora proporzionalmente più alta,
rispetto a come avrebbero potuto averla ormai da tempo
col gestore unico.
C'è una responsabilità delle comunità
locali, delle gestioni, delle amministrazioni locali
di quel territorio che non hanno saputo cogliere questa
opportunità. L'articolo 35 della Legge finanziaria
2002 costringe i Comuni a costituire le aziende subito
e ad avviare velocemente lo start up di cui parlava
Barbarese, ci siamo cioè resi conto che i tempi
ormai erano stretti e si doveva cogliere quell'opportunità.
Tutto è stato fatto nel 2002, ma l’inizio
del 2003 è stato terribile, in primis il Ministro
Altero Matteoli, ma anche il resto del Governo, ha attaccato
questo nostro modello e ha favorito in Italia altri
modelli: a Milano l'acqua è gestita dalla metropolitana
milanese, da altre parti le gestioni sono totalmente
private, come in Sicilia dove l'Enel e Vivendi gestiscono
l'80% dell'azienda dell'acqua della Regione Sicilia.
Quindi il nostro è stato anche uno scontro politico
e abbiamo detto alla Regione di voler lavorare su questo,
visto che l'articolo 35 ci diceva solo di aprire al
mercato; noi abbiamo voluto tutelare i dieci anni di
lavoro in Toscana sull'acqua.
Abbiamo chiesto alla Regione di fare una Legge che ci
permettesse di salvaguardare la nostra esperienza e
di intervenire su quei meccanismi sui quali è
ancora opportuno intervenire: la regolazione da parte
del Comune, che detiene la maggioranza dell'azienda.
Prima Barbarese citava l’osservatorio sulle gestioni
e vorrei approfondire l’utilità di meccanismi
del genere. Non possiamo fare a meno di controllare
le gestioni, in una situazione monopolista come questa,
dobbiamo tutelare gli utenti in modo che la tariffa
applicata sia giusta e serva per garantire gli investimenti
necessari perché la risorsa acqua mai venga a
mancare.
Voglio citare un solo dato: l'estrema siccità
di questa estate che ha colpito anche la Toscana, non
si verificava da quarant'anni e purtroppo si sta prolungando
se non pioverà in maniera copiosa. Il bacino
di Bilancino entrerà in crisi e città
come Firenze e Prato non avranno l'acqua; la gestione
aziendale, pur se iniziata da poco, ha potuto salvaguardare
l’area del Medio Valdarno con l’uso di autobotti,
bypass, che hanno tamponato la grave emergenza che in
alcune aree della Toscana, abbiamo avuto.
Come ho detto per l’acqua non vi erano Direttive
comunitarie che sancivano l’apertura al privato
che poteva dunque avvenire in tanti modi. Si poteva
mettere a gara tutto il servizio oppure solo una parte
delle azioni della società, garantendo così
sempre le aziende che potevano avere non solo risorse
economiche, ma anche capacità gestionale che
è utile, perché alle nostre aziende manca,
e non dobbiamo avere difficoltà ad ammetterlo,
una cultura d'impresa e capacità manageriale.
Anche il presidente Rotelli, affermava infatti che le
nostre aziende hanno bisogno di crescere, di migliorare.
Finalmente adesso sia a livello comunitario che nazionale
è stato recepito questo modello di apertura al
mercato: la gara per il partner privato, che è
equiparata in un quadro di concorrenza, a quella per
la concessione. Oggi dunque abbiamo il nostro modello,
che è legittimato e che è il risultato
di un percorso avviato con la costruzione degli ambiti,
dei gestori di ambito e che si chiude con l'apertura
al mercato delle nostre aziende.
ASA si trova adesso in questo momento conclusivo, che
garantirà la salvaguardia di questa importante
risorsa, che è l’acqua, grazie alla sua
gestione industriale.
Vorrei adesso tornare a parlare dell’osservatorio,
che è uno strumento previsto dalla Legge Regionale
e su cui ancora ci sarà da discutere in Consiglio.
Questo è lo strumento che ci permetterà
di raggiungere obiettivi di benchmarking, cioè
di uscire da una situazione di chiusura monopolistica
che non permette di vedere cosa succede nei territori
vicini. Dobbiamo invece avere capacità di verifica,
per esempio della tariffa, e dobbiamo allora prevedere
una struttura che si spinga al limite dell'authority
per intervenire a tutela dei cittadini. L’Osservatorio
risulterà cioè da un patto tra Regione,
Comuni, consumatori, organizzazioni sindacali e associazioni
di categoria, che garantirà la trasparenza su
ciò che accade nelle aziende e su quali sono
le scelte che il Comune compie.
L'ultimo punto su cui vorrei soffermarmi è quello
qualitativo. Le nostre aziende possono giocare un ruolo
importante anche all’estero, in progetti di cooperazione
internazionale. La Regione ha lanciato, ormai quasi
un anno fa, la campagna di un centesimo di euro per
ogni metro cubo di acqua erogata da destinarsi alla
cooperazione internazionale.
Il Presidente Rotelli ha toccato il tema del rapporto
tra acqua, pace, guerra citando cosa Yasser Arafat ha
detto nel '75.
Il tema dell’acqua è purtroppo legato a
quello della guerra; adesso la costruzione del muro
in Palestina fa si che vengano tagliate intere fette
di territorio palestinese in un'opera, tutta “chirurgica”
che mette a repentaglio villaggi, città e soprattutto
la risorsa idrica, che non potrà più essere
garantita. Penso che le nostre aziende potrebbero intervenire
in questo territorio e a questo proposito voglio lanciare
una proposta alle aziende e agli Enti Locali di partecipare
ad un progetto molto interessante a cui Cispel Confservizi
Toscana sta lavorando. Prossimamente ufficializzeremo
questa proposta ma vorrei da subito sensibilizzarvi
sulla possibilità che noi abbiamo di aiutare
coloro a cui la risorsa idrica non è garantita.
Potremo portare l’acqua in Palestina se interverremo
rapidamente, utilizzando cisterne in quei villaggi dove
l’acqua manca a ridosso della statale 443.
Esportare il modello toscano, significa anche attuare
un aspetto molto importante del modello stesso, la capacità
di cooperazione in progetti internazionali e i risultati
positivi che da essa possono derivare.
Grazie.
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